lunedì 20 febbraio 2017

22 Ore a Casablanca parte 2

(English below..)

Ieri sera ho fatto fatica ad addormentarmi, la testa flippava tra gli eventi e i discorsi, ma il sonno ha avuto la meglio e fino alle 9,30 ho dormito bene. Cinque ore di sonno sono poi buone per poter aver sonno residuo in aereo e riuscire a dormire un po e non arrivare a Nairobi finito come un calzino bucato. Apro gli occhi e in sequenza arrivano Yassine e Aalah già svegli da un pò. Alah è già pronto, mi cambio, mangio qualche fico seccho dalle mi riserve e scendiamo pronto per adare al parco attrezzato. Dopo una mezzora in macchina arriviamo ad un parco pieno di eucalipti e iniziamo a cercare l'area attrezzata che scopriamo essere stata spostate. Mentre passeggiamo e camminiamo annuso l'aria, presto attenzione ai sensi e guardo il paesaggio. E' inverno a Casablanca, ma sembra davvero primavera, con l'arietta fresca e il sole forte che quasi da fastidio. L'intorno super verdeggiante e io che inizio a mescolare emozioni e sensazioni non più ordinate da un senso cronologico.
Arriviamo al parchetto e parte un allenamento spaccamuscoli, una routine di sbarra, flessioni e squat interrotta solo da Alah che inizia a soffrire i postumi del troppo alcol di ieri sera. Decidiamo quindi di cambiare programma e gli mostro qualche movimento di capoeira, mia routine personale e stretching che ho imparato negli anni. Sfatti ma soddisfati chiudiamo la sessione e torniamo verso la macchina.

Parliamo ancora un sacco e gli dico di quanto mi sento grato di questa amicizia e apertura, di questa occasione per vedere ancora una volta quanti amici ho nel mondo ma che ancora non so di avere. Alah è davvero una persona speciale, un ragazzo d'oro generoso e sincero e mi spiace solo di essere qui di passaggio e non poter cresce una bella e profonda amicizia con lui.
Torniamo poi a casa e mi accorgo di non trovare il portafoglio. Inizio a sudare freddo e a immaginare già le conseguenze. Dopo una frenetica ricerca in cui si sono coinvolti anche Yassine e Alaa penso che debba proprio essere nella macchina con la quale siamo tornati ieri sera perchè ricordo che lo tenevo al sicuro e sotto controllo. Dopo circa mezz'ora panico ricevo la buona notizia che come speravo era rimasto nella macchina e penso che devo averlo lasciato li poco prima di salire in casa. Non ci sono parole per descrivere la soddisfazione e sollievo provati,  e certamente la lezione imparata è che non importa quanta esperienza si abbia, certi errori da principiante sono sempre dietro l'angolo. Dopo tutto questo i ragazzi mi portano sulla costa dove io andrò a visitare la Mosquea più grande d'Africa per poi prendere un taxi per tornare a casa dove avrei dovuto trovare Yassine che mi aspettava per prendere le mia robe e partire verso l'aeroporto.
Buon piano,  peccato che appena arrivato a casa Yassine non c'era. Lo chiamo e pare non riesca a trovare taxi nella zona in cui è, e come non bastasse è l'ora di punta e sarebbe stato presto bloccato nel traffico.
Ho aspettato quasi due ore pregando che c'è la facesse e di non perdere il volo. Finalmente arriva e partiamo subito con la sua macchina letteralmente volando all'aeroporto dopo sono arrivato meno di un ora prima della partenza dell'aereo. Fortunatamente la procedura d'imbarco (nonostante lampeggiasse sugli schermi) era in ritardo investendo la situazione è facendomi addirittura aspettare e rilassare. Mentre eravamo in macchina con Yassine abbiamo ripassato quest 22 Ore folli che mi sono sembrate una settimana e dove soprattutto ora so di avere degli amici!!




I struggled to sleep yesterday. Well technically not even yesterday but just 5 hours ago. My head was spinning between the events and all the talking we had, but finally I falled asleep thanks for the tireness and I slept well till 9,30.
Five hours of sleep are not bad for still being able to sleep once flying this night and arriving in Nairobi kind of fresh.
I open my eyes and I see arriving one after another Yassine and Alan already awaken. Alas is ready to go,  I get changed, eat some figs and we get out ready to go to the playground. After half an hour diving we arrive to a park full of eucalyptus and we start looking for the playground. While walking I smell the air, notice my senses and look at the landscape. It's winter here in Casablanca, but seems more like spring,  with a fresh air and the sun already strong. All around si very greenish and I'm starting mixing emotions and sensations in an order not anymore chronological.
We arrive to the playground and we start a muscle-breaking training, with a bar routine push ups and squat that we'll stop to the second round only cause Alaa is feeling the effects of the previous night hangover.
We then change program and I show him some capoeira moves and my personal routine that I learned through the years.
Wasted but happy we close the training and come back to the car.  We talk more and I tell him how I'm grateful for this friendship and openness, for this chance to see once again how many friends I have in the world but I still didn't meet them yet.
Alan is a really cool person, a golden boy generous and honest and I'm sorry that I'm here only for this few hours and not having the chance to grow a beautiful and deep friendship with him.
We then come back to the house and i don't find my wallet. I start sweating and already imagine what to do. After frantically searching everywhere and having involved also my friends in the search I think that must be in the car cause I remember that yesterday I was checking it every second. After half an hour of panic I receive the good news that it was as I thought in the car, and I probably just left it just before leaving the car and going home. I can't explain how good I felt and how relieved,  and of course the lesson that I learned and so that no matter how experienced you are,  you can always make some beginners mistakes. After this we go toward the coast and they live me near the Mosque where I spend some time before taking a Taxi and coming back home where I should find Yassine waiting for me, take all my stuff and head to the airport. Perfect plan,  but once home Yassine is not there. I call him and seems like he's having problems finding a taxi in the area where he is. Not enough it was the peak hours for the traffic jam and he would be soon stuck in the traffic. I waited almost two hours praying for him to make it and not loose my flight. Finally he arrived and with his car we literally flown to the airport where I arrived with less than one hour before the flight departure.  Luckily the boarding (despite the "boarding" was blinking in the departure lists) was in late and I ended up waiting and managing to relax. While driving me and Yassine we thought about these crazy 22 hours in Casablanca where I felt to stay more like one week,  and the best is that now I know I have friends there!!! 

22 Ore a Casablanca parte 1

(English below..)

Atterriamo a Casablanca e mi sorprende una temperatura non troppo diversa da quella lasciata a Treviso nel recente mitigarsi del clima. Umidità però a manetta, si vede chiaramente una nebbiolina a poca distanza. Passo il controllo documenti e il mio contatto di couchsurfing che dovrebbe ospitarmi ancora non si fa vivo. Lo chiamo con Skype dalla wifi dell'aeroporto e per fortuna mi risponde e non smentisce la disponibilità. Intanto l'agente di turno nel gabbiotto controlla il cedolino di immigrazione nel quale manca l'indirizzo.  Lo chiedo a Yassine,  il mio contatto,  e mi dice che me lo scrive subito in un messaggio che però non arriva. Intanto l'agente aspetta, nn c'è coda dietro di me, ma ad un certo punto mi dice sottovoce di scrivere solo "hotel Casablanca" e di cancellare "friend's house" (cioè casa di un amico) che avevo scritto. Mi fa l'occhiolino e mi fa passare.  Non male come entrata nel paese,  davvero cortese e comprensivo. Appena esco dalla porta principale dell'aeroporto il mio sguardo viene agganciato da un taxista, il primo appena fuori dalla porta. Mi accorgo di quanto i miei sensi e la mia bussola siano ancora un pò spenti, perchè da un lato cedo subito al suo "do you need taxi?" (serve un taxi) e seppur timoroso inizio a seguirlo, e poi iniziano a venirmi in mente possibili scene di furti,  rapimenti ecc. Mentre mi passano per la testa mi viene da ridere, perchè una parte di me sa che sto solo "proiettando" e che così la mia energia non fluisce e con essa il mio prezioso intuito. Inoltre nonostante non abbia fatto ricerche approfondite a riguardo ricordo di commenti su quanto il Marocco sia un paese sicuro e senza grossi rischi per i turisti. Nota per i più attenti.. sisi ho detto proprio "turisti". In questo istante infatti mi sento proprio un turista, non sono ancora il Viaggiatore che sono,  dovrò darmi qualche giorno, dare tempo allo sguardo di saper penetrante con naturalità e tornare ad annusare l'aria.  Ad ogni modo prendo le mie precauzioni e camminando verso la macchina gli chiedo di chiamare il mio amico per farsi dare l'indirizzo, lui lo chiama appena arrivati al parcheggio e pare sia davvero tutto ok. In tutto questo deve aver capito benissimo i miei dubbi e diventa molto più disponibile e comunicativo e mi passa pure Yassine dal suo telefono il che mi conferma il tutto. Yassine mi dice che è in un pub in centro,  il "Jeffersone",  con degli amici. Arriviamo al pub e dopo un breve giro di presentazioni si inizia a chiacchierare e il mood è subito quello giusto. Dopo pochi minuti inizio a sentirmi davvero a mio agio, come fossi tra vecchi amici.
Loro sono Yassine, la sua ragazza e tre ragazzi amici storici di Yassine,  compagni di università e compagni di una formativa esperienza di due anni a Beijing in Cina. Scopro con uno di questi,  "Alaa" una bella sintonia. Iniziamo a parlare di allenamenti, di alimentazione (lui è un carnívoro convinto),  yoga,  viaggi e crescita personale.
Nonostante alcune idee siano diametralmente opposte sento una forte empatia e vicinanza davvero poco comune.
Davvero una bella scoperta, un ragazzo di gran cuore,  aperto e che ama comunicare e scambiare. La serata passa anzi vola di gusto, nonostante la stanchezza del viaggio facciamo luna e mezza e il programma è di cambiare locale per farmi provare del cibo tipico, i questo caso una tajin. Arriviamo in questo locale che "Ent" la ragazza di Yassine mi dice essere famoso perchè frequentato da prostitute e che a lei non piace molto per questo. Mi ordinano la Tajin vegetariana che arriva rápidamente e che Ent mi insegna a mangiare aiutandosi con un pezzetto di pane come fosse una posata.


La specialità prevede verdure come patate, carote, zucchine ecc tagliate a bastoncini cotte con un buonissimo sugo. Aiutato da un via vai di mani munite di pezzetto di pane spazzoliamo il piatto, mentre i gorilla della security iniziano a spazzolare noi fuori dal locale perchè nel frattempo si son fatte le due passate. Usciamo e torniamo a casa, e li con due dei ragazzi parte una chiacchierata di un ora buona su società, culture, viaggi e vita. Bello, anzi nettare, nutrimento per questa mia voglia di capire la gente, capire quanto uguali e diversi siamo, sentirmi a casa ovunque vada. La lancetta si posa sulle 4 e davvero è ora di andare a dormire. Domani sarà una giornata piena, al pub parlando con Alaa di allenamenti ci siamo gasati al punto di fissare l'indomani mattina un allenamento "calistenico" cioè a corpo libero in un qualche parco o area attrezzata.


Mi distendo sullo stupendo e chilometrico divano Marocchino che mi fa da letto e mentre mi rilasso ripenso alla giornata e a ciò che mi attende e ovviamente mi scappa un sorriso.

We land in Casablanca and i'm surprised by the climate with a temperature quite similar to the one in my city in these last days when weather got a bit better. Humidity though is very high, i can see very well defined a blanket of fog hanging some meters above everything. I pass the passport check and my couchsurfing contact still doesn't answer me. I call him with skype using the airport wifi and luckily he answer me and confirm my staying. Meanwhile the officer at the passport check show me that in my immigration form is missing the address of my staying in Casablanca. I ask it to Yassine, my couchsurfing contact, and he says he'll send it to me. The agent is waiting, there's no queue behind me, but after a while he whisper to write only "hotel casablanca" and cancel "friend's house" that i wrote waiting for the address. He smiles at me and let me pass. Really not bad as a welcome, really nice and understanding person. As soon as i pass throught the exit door my eyes cross the eyes of a taxi driver, the very first just outside the door. I realize how my senses and my compass are still bit dormant, cause on one side i "surrender" to his very first "do you need taxi?" and even thoug a bit mindful i start following him, then i start having fantasys of possible robbing, kidnapping ecc. While my mind is crossed by such thoughts i feel like laughing cause a part of me knows that i'm only "projecting" fears and that doing this my energy can't flow and i loose my precious intuition. Moreover even if i didn't really searched about this i know from many people that Morocco is a really safe county for tourists. Nota bene, yes i really said "tourists". In this moment in fact i really feel like a tourist, i'm not yet the Traveler that i can be, i'll need some days, wait for my sight and senses to be waken up to and guide me. Anyway i play safe and while walking toward the parking lot i ask him to call Yassine to have the address. He calls him and everything seems really ok. All in all he must have noticed my untrust and he becomes really comunicative and helping, to the point of giving myself the phone a second time to talk with Yassine who confirm that is all ok. He is in a pub downtown, the "Jefferson" with some friends of him and he'd like me to join them. Walking toward the car i ask you to call my friend to ask him the address, he calls him when arrived to the park and seems really everthing ok. He must have understoog though my worries and he starts being nicer and passing me the phone to talk to Yassine. We got to the pub and after a brief introduction we start chatting and i feel that the mood is the right one. Just after few minutes i feel like we were friends since long time.
They are Yassin, his girlfriend and three Yassine's old friends who attended together the university and also an important working experience in Beijing in China. I discover a nice connection with Alaa one of the three friends. We start talking about trainings, dieting (he is a real carnivor), yoga, travels and personal growth. Despite some ideas being totally different i feel a real empathy something not really common.
He's a really good hearted guy, open and who loves to communicate and exchange. The evening flies away nicely and even with my tireness we look at the clock and it's already 1.30 am and the plan seems to change place to make me try some typical food in this case the Tajin.
We get to this place who Ent, Yassine's girlfriend says is usually haunted by sluts and so she doesn't like it. They order a vegetarian Tajin for me and Ent quickly explain me how to eat it using a piece of bread as cutlery. This typical dish is made of vegetables like potaoes, carrots, zucchinis ecc cut like small sticks and cooked in a tasty sauce. Helped by many hands with bread-cutlery we literally wipe away the dish, while the security gorillas starts wiping us out from the pub cause meanwhile it's over 2 o'clock in the morning. We exit and start coming back home, and there with two guys still willing to chat we start talking about societies, cultures, travels and life. Beautiful or better said, nectar, food for my will of understanding people, see how much similar we are and feeling home everywhere i go. The clock points 4 in the morning and now is really time to go bed. Tomorrow a full day, at the first pub me and Alaa decided to go do some "Calisthenics" training together, that is a bodyweight training going in some playground with bars in a green area near the city. I lay myself on the kilometric Moroccan sofa that is also my bed and while i realx i think about my first day and what is yet to come for tomorrow and a smile forms on my face.

giovedì 16 febbraio 2017

Pronti al salto quantico!!

Martedì 14

Siamo appena decollati. Tanti pensieri che si rincorrono, ma anche una bella per il momento, leggerezza. Fame boia, tiro fuori il sacchettino di fichi e mele che hanno tagliato e seccato Fabio e Mariarosaria. Mangio e uso il sacchetto per tener dritto il Cell che diventa ora il mio ufficio. Apro la mia nuova tastierina e appena connessa col cell si illumina di una stupenda luce verde così da poterla usare anche al buio. Inizio a scrivere mentre mangiucchio le ottime mele e fichi, per iniziare questo diario/blog che fa stare bene e registra mille volte meglio di una videocamera. Mi Accorgo di avere un gran sonno, e tra poco proverò a rilassarmi un pò e chiudere gli occhi. Per ora tuttavia vince ancora l'emozione, l’eccitazione e l’l'adrenalina del viaggio che sta per iniziare. Penso alle prime fasi in cui è nata questa pazza idea e mi viene da sorridere, dal primo istante in cui ho osato pensarlo ma ancora mi auto censurato, alle prime volte in cui iniziavo a dirlo a voce alta e sentire che effetto faceva raccontarlo. Poi pian piano l'idea diventava reale, davvero possibile. Nel periodo della maratone, prima ancora degli lunghi anni di viaggio, avevo spesso sperimentato quell’andare oltre, quel lanciarsi in qualche prova fisica per la quale ancora non si era davvero preparati. E in realtà per certe sfide non ci si può davvero preparare e quel salto nel buio, quell'atto di fede è l’unica cosa che si può fare per arrivare con l'atteggiamento giusto. Il regno di quello che è possibile o I'm mi possibile è nel cuore umano, è nella fede e connessione con la nostra anima che sa bene cosa si può fare e non fare. Ma stare nel cuore non ci viene mai insegnato, ci insegnano a mettere la mente al trono e renderla padrona indiscussa impedendo così a Peter Pan di volare. E' il cuore che muove verso l'evoluzione, che crea mondi,  la mente serve a portare queste visioni,  queste intuizione alla realtà,  concretizzandole con la sua capacità fondamentale di razionalizzare. E rieccomi qua, ora è il momento di spegnere il Cell,  chiudere la tastiera e gli occhi e lasciar andar la storia dalle dita e tornare a fondersi negli eventi e nel flusso. Mi aspettano nuovi amici, luoghi situazioni e avventure che ancora non conosco e non c'è altro da fare che attendere che il nastro si srotoli e le renda reali.

We just took off. Lot of thoughts running in my mind, but also a pleasant lightness. Totally hungry, i take the plastic bag with the figs and apples dried by Fabio and Mariarosaria. While eating i use the bag as a support for my smartphone that is now converted in my office. I open my new folding keyboard and as soon as it connects it lights up a relaxing green light making it usable with darkness. I start writing while eating, starting this blog that makes feel good and record better than a video camera.
I noticed how sleepy i am and soon I'll try to relax a bit and close my eyes. However strong emotions and adrenaline  are still on the top of my mind thinking about the trip that's about to begin.
I think about how I came up with the idea of this adventure and I feel like laughing. From the first moment when I dared to even only think about it, to start saying it around to see what it was like and how I was feeling. Then this project was becoming real, really doable. In my marathons period, before my long years of traveling, i've often experienced pushing the limits, overcoming boundaries and jumping into some physical challenge that was a bit over beyond me. The truth then is that for some challenges in life there's never a proper training, and this jump in the unknown, this act of faith is the only mindset we can have to arrive "prepared". The realm of what is possible and not possible is in the hearth, is in the faith and connection that we have with our soul that knows very well what we can or not can do. But nobody teaches us how to live in the hearth, what we are taught instead is to put mind behind the wheel and make it the undoubted master, denying then Peter Pan and impeding him to fly. Is the hearth that moves us toward evolution, creating worlds, and mind only serves to bring this visions, these intuitions to this reality, making it real with its fundamental ability to reason. But for now is time to come back in my here and the now, in this airplane. It's time to switch off the phone, close the keyboard and my eyes and let this story slip from my fingers and merge back into the flow of events. New friends, places and adventures are awaiting me, and there's nothing else to do than wait and see reality unfolding.

lunedì 13 febbraio 2017

La sabbia nell'ampolla..

Eccomi qui quasi alla fine di questa giornata. Sto per andare a letto, ma mi prendo un pò di tempo per lasciar scorrere le dita sulla tastiera. E' un pò che scrivo poco, e devo dire che lo sento perchè anche ora tende a vincere una certa introversione che mi porterebbe a lasciar perdere, spegnere il pc e andare a letto. Non è facile esprimersi e mettere da parte quella sensazione di “è già stato detto tutto” e con questo evitare il rischio di dire la propria, di raccontarsi e raccontare la propria visione. Quel “è gia stato detto tutto” suona poi come una scusa, perchè di fatto sarà stato detto tutto, ma non ciò che io sento, non ciò che io vedo e come lo interpreto, ed è questo che in realtà conta, raccontare un interiorità unica e irripetibile per condividere e magari scoprire che quella unicità è il meraviglioso paesaggio che si ammira nel viaggio verso il nucleo, dove si trova l'essenziale e un filo che collega tutto e tutti. Non ho mai scritto della Corsica, ma l'ho fatto diciamo in maniera diversa, pubblicando un video che mette assieme con un arte visiva ciò che ho vissuto in quella magica isola. Un ritorno a casa, come dice la canzone che ho usato come colonna sonora: “Home - is where I want to be But I guess I'm already there “ - cioè - “Casa è dove vorrei stare ma credo di esserci già”. Un posto magnifico, selvaggio, forte e incredibile che mi è restato nel cuore.
Negli ultimi mesi, dopo la stagione in Corsica, sono stato a Treviso, spinto da un sano desiderio di stanzialità, di legare e di legami con chi fa parte della mia vita da tanto tempo, da una vita. Famiglia e amici sono stati il mio viaggio, I miei panorami, le mie sfide con le salite faticose e le discese eccitanti e divertenti. Ho riscoperto le mie zone e ridato valore a persone e situazioni che ora so apprezzare di più e assieme ai quali sono cresciuto molto. Tuttavia ora, qualcosa chiama e quel nucleo pulsante, caldo e spesso accecante come una supernova ha iniziato a muoversi, a vorticare e chiedere la mia attenzione, chiedere di essere realizzato, di essere usato. E' la mia onda, la mia luce che vuole uscire e per farlo ha bisogno dell'ignoto, di carta bianca, ha bisogno del crudo e neutro potenziale quantico, materia grezza della realtà che si crea e srotola ogni istante.
E' l'una di notte in punto, e tecnicamente è “già domani”. L'orologio è ormai entrato nella fase “clessidra” dove il tempo scorre inesorabile come in quegli ultimi attimi in cui la sabbia nell'ampolla superiore sta per finire. Mancano solo 19 ore al mio passaggio attraverso lo stargate. Domani sera verso le 20 volerò a Casablanca in Marocco e dopo un attesa di 22 ore volerò a Nairobi in Kenya. E' l'inizio di una nuova avventura, un folle viaggio in bici attraverso l'Africa orientale, fino a Pretoria per incontrare un caro amico Ugandese che ora lavora in Sud Africa. Questo almeno sarebbe il piano..guardo in alto e ascolto Dio che ride di gusto..gli strizzo l'occhio e torno a questi miei “piani” che lo fanno tanto ridere. L'occasione della bici è un modo unico per entrare davvero nel tessuto sociale, nella geografia e vivere sulla pelle e in tutto il corpo quello che è un continente incredibile. Sento l'energia salire, la mente farsi più acuta, tagliente e I sensi attivarsi per captare il mondo e prepararsi alle interazioni. Una specie di metamorfosi che conosco bene, e so essere gravida di possibilità. Tuttavia domani, non è ancora arrivato e solo il sonno lo renderà reale. E' quindi giunto il momento di lasciare andare la coscienza e cercare il riposo che preparerà il giorno, e guardare la sabbia che accelera svuotando l'ampolla della clessidra.


lunedì 2 gennaio 2017

Buon Anno!!! Happy New Year!!!

--------------ENGLISH VERSION BELOW------------

Ok lo so, sono in ritardo e siamo già il 2 ma riesco solo ora a mettermi tranquillo e lasciarmi guidare dalle dita. Scrivo anche se in ritardo, perché ci tengo lo stesso a fare a tutti quelli che conosco un sincero e onesto Augurio. IL 2016 ha rappresentato per me un anno di ricostruzione della mia personalità, un banco di prova della mia nuova identità autonoma. C'è stata tanta carne al fuoco e non solo per me ma nel mondo stesso. Abbiamo vissuto molti momenti drammatici che ci fanno vedere, anche se non ci piace come questa nostra pace, questo nostro benessere che noi consideriamo appena sufficiente, in altri paesi sia ancora un sogno lontano. Abbiamo visto attraverso eventi tragici quanto la nostra sicurezza sia spesso apparente e come nel giro di un attimo tutto possa cambiare.
Questo vale sia a livello sociale che a livello personale, dove gli eventi della vita, a volte infelici, possano ridisegnare completamente i nostri panorami e forzarci fuori dalla nostra bolla personale. Personalmente, oltre il dolore e la paura che questi creano, trovo che davvero utile sia una forte ritrovata solidarietà, umiltà e unione nel vivere le nostre quotidianità a volte così compulsive. Lo dico anche da "ambasciatore", da persona che ha passato gli ultimi 6 anni a viaggiare e visitare popoli e culture, a lavorare negli ambiti più disparati e cercare di capire chi siamo oltre le bandiere, le lingue e le culture. E ciò che ho visto è che siamo tanto simili, siamo tanto uguali pur ognuno con una storia e cultura diverse. Il dolore è dolore qui a Treviso, così come a Berlino, o a Parigi, o in Siria o in qualunque altro posto in cui ci sia dolore, "naturale" o indotto. Perché dunque solo il dolore dovrebbe essere "senza confini" a differenza dalla nostra comprensione, la nostra compassione? Perché il dolore è tale sotto qualunque bandiera e credo ma noi lo trattiamo diversamente se viene da popoli che ci sono distanti, che non capiamo e conosciamo? E perché la nostra empatia ha spesso le gambe corte e gira senza passaporto spesso durando pochi istanti, finché non torna al caldo della nostra bolla? Queste sono domande che scottano, ma credo che contengano un grande potenziale benefico. Benefico non solo perché si parla di fare del bene a beneficio di chi soffre, ma perché per assurdo è qualcosa che può aiutare entrambe le parti. La condivisione è fondamentale e aiuta a rimettere nella giusta prospettiva i nostri panorami scollegati. Benefico è aprirsi al dolore degli altri, perché aiuta a vedere i propri malanni e dare il giusto peso alle cose. E' benefico perché ti ricorda quanto siamo fragili, quanto siamo umani e che vivere cercando eterne certezze equivale alla certezza di non aver vissuto.

Ecco dunque cosa Auguro a tutti noi: Ci Auguro di vivere più intensamente, condividendo il bello e il brutto, facendo tante "gite" fuori dalla nostra bolla di comfort e scoprendo cosa si cela fuori dal nostro giardinetto mentale. Ci Auguro di vivere le esperienze di cui abbiamo bisogno per evolverci come persone, per espandersi lateralmente spiralando e affinare l'arte di godersi la vita, di assaporare ogni istante. Tutte cose queste che senza retorica auguro anche a me, perché anch'io ho un sacco su cui lavorare e non voglio sprecare la mia vita in panchina per poi accorgermi da vecchio che mi restano solo pochi tera byte di foto e video a rendermi "reale". Auguro tutto questo e oltre a tutti coloro che conosco, e che conoscerò, a questa pazza ma stupenda umanità che mi ispira, insegna e che fa venire voglia di vedere tutte le sfumature!! Buon 2017 a tutti!!

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OK i know I’m in late and it's already the 2nd, but only now i find the right moment to let the thoughts flow. I write even if in late cause i feel the need to give my best and honest wish to everyone i know. 2016 meant for me a year of rebuilding of my personality, a testing ground of my new independent identity. There had been many irons in the fire and not only in my life but in the world itself. We lived many dramatic moments that shows us, even if we don't like to see, how this peace of ours, this wealth that we consider just sufficient, in other countries it's still a far away dream. We have seen, through tragic events how our security, our certainty can be fragile and how everything can change in a blink of an eye. This applies at social and personal level as well, where life changing events, sometimes sad and tragic, can completely redraw our inner landscapes, forcing us out of our comfort zone. Personally over the suffering and fear that these creates, i find really important the solidarity, humility and union that these moments shows us while we are living our sometimes compulsive lives.
I say this from an “ambassador” perspective if you allow me, having traveled myself in the last 6 years in three different continents, meeting cultures and people, working in the most different environment and fields trying to understand who we are beyond the flags, languages and cultures. And what i saw is that we are all really so similar, so much that we are really all the same even with our different culture and histories. The suffering is suffering here in Treviso, as in Berlin, or Paris, or in Syria or other place in the world where there is pain whether for natural or artificial causes. Why then only the pain has no boundaries while is not the same for our understanding, our compassion? Why the pain is the same under any flag and religion but we treat it differently when is coming from people we don't know, cultures we don't know and understand? And why our empathy has often short legs and goes around without any passport and lasting just few moments till we come back in our comfort bubble?
These are burning questions, but i believe they have a huge beneficial potential. Beneficial not only cause we are talking about caring for the suffering, but because for absurd this is something that can also help us. Sharing is essential and helps to take back the right perspective on our lonely inner landscapes. Opening up to others such ffering is healthy because it help to see differently our problems and give them the right importance. It's healthy because it reminds us how fragile we are, how human we are and how living life looking for certainty will only lead us to not living it for certain.

After all this being said, my wish to all of us for this year from the bottom of my heart is:
I wish us to live more deeply, sharing the good and the bad, taking “trips” outside our comfort bubble and finding out what is concealed outside of our mental garden. I wish us to live all the necessary experiences for us to evolve as humans, to expand laterally spiraling out and tuning the art of enjoying life, tasting every single moment. I say all this humbly to myself as well, because i still have a lot to do and i don't want to waste my life sitting in the sidelines and once old realize that what makes my life real is just a few terabytes of pics and videos. I wish all this and more to everyone i know and i will know, to this crazy but wonderful human race that inspires me, teach me and makes me feel like spending my life to see it all!! Happy 2017 to everyone!! Huuugsss!!

venerdì 17 giugno 2016

Sempre io, me medesimo!!

"Il vento sta cambiando e il sole splende, c'è chi lotta e chi si arrende, c'è chi dice cose nuove, c'è chi è morto e non lo sa"

Così grida il ritornello di "Fuori controllo" dei Negrita che ascolto mentre fuori dal finestrino scorre il paesaggio verde della periferia di Lancaster. Ho lasciato Lake District verso le 13 accompagnato da un amico in macchina e ora da Lancaster ho preso un bus che mi porterà a Londra. La mia destinazione oggi è Cambridge, sperando di beccare la stretta coincidenza a Londra. Vado a trovare un caro amico prima di tornare a Londra ospitato da un altro caro amico in attesa del volo per l'Italia lunedì 20. Ispirato dalla solita amica onda del cambiamento, delle emozioni accumulate mi metto a riversare nero su bianco questo momento, nonostante il mio computer sia del tutto scarico e debba scrivere questo testo dal cellulare. Come sempre gli ultimi giorni, l'ultimo periodo vola e diventa un onda che si carica, monta e si fa tsunami che cerco di surfare per sfruttare la sua potenza e farmi portare lontano. Cinque mesi fa partivo pieno di entusiasmo, carico dall'esperienza Africana e pronto ad affrontare l'ignoto nel quale mi tuffavo. Bene questo ignoto è stato come sempre uno specchio, un riflesso delle mie paure e limiti, e in  parte, in certi momenti mi ha rotto in pezzi. Ma quale migliore occasione di ricostruirsi in meglio è quella di rompersi? Dopo Bristol ho giocato la carta di Lake District, e si è rivelata una carta vincente. Non solo per la meraviglia che quel posto è, ma anche per l'aver trovato un lavoro e quindi la possibilità di mettersi in gioco, di  rompersi e ricostruirsi. Iniziare ogni volta un nuovo lavoro, nuove regole, nuovi colleghi e sempre la vecchia compagna insicurezza, inadeguatezza che punge. Il tutto sopra un terreno instabile, ferite ancora dolenti e il solito potente esistenzialismo che pone domande scottanti. Ma questi in realtà sono solo gli ingredienti di una pozione magica, e noi siamo il pentolone dentro al quale bolle tutto quello che viviamo. Quando infatti si dice: "Cosa bolle in pentola?" È a questo che ci si riferisce..cosa ti bolle dentro.. cosa ti si muove nel profondo..? In questi due mesi qui ho fatto due lavori, qualcosa che mai avrei immaginato di arrivare a fare. Il primo lavoro era quello all'Hotel in qualità principalmente di barman e già qui spesso facevo turni di 10 ore. Il secondo lavoro era sempre come barman in un tapas bar spagnolo, come part time nei giorni off che avevo dall'Hotel. Risultato, spesso non avevo nemmeno un giorno libero e vedevo un "riposo" nei giorni di lavoro al bar. C'è da dire però che intanto al bar lavoravo dalle 18 all'una e quindi avevo tutto il pomeriggio per rilassarmi (o spesso allenarmi), e poi che 7 ore e mezza al bar mi davano una carica enorme invece che stancarmi. Si perché se all'Hotel la mia natura veniva un pò mortificata e messa in riga, al bar mi sentivo libero di essere me stesso, di dare il meglio di me soprattutto nelle relazioni con la gente. Nonostante tutto infatti resto di base sempre lo stesso estroso, distratto, ispirato, pensieroso bambino con il cuore di un artista senz'arte. Certo tante esperienze, lavori e situazioni mi hanno insegnato la produttività, il rigore, l'ordine. Ma questo non è certo ciò in cui eccello, non mi viene naturale e non lascia fluire la mia energia, e mi costa e sottrae forza e ossigeno dietro quella maschera che mi si fa indossare. Un ribelle resta comunque sempre un ribelle, e un ribelle è un sognatore che non smette mai di immaginare le cose in maniera differente, unica, personale. La canzone dei Negrita continua "Appeso ad un filo di lana, col cuore che chiama, comincio da me", mamma che energia sto pezzo..rock and roll, una pietra rotolante..
Tornando all'Hotel, tutto sommato alla fine questo mio essere spumeggiante, vitale ed empatico, ha riscosso un certo successo tra gli ospiti dell'hotel più critici, che in più di un occasione mi hanno menzionato su TripAdvisor tra le poche cose positive di un hotel potenzialmente favoloso ma decadente e tutto da sistemare. Soddisfazione mia alle stelle ovviamente e mezza pernacchia a tutti i rimproveri del mio manager per le mie piccole distrazioni e imperfezioni. Alla fine però, nonostante gli scontri - si perché per fortuna o purtroppo non sono uno che si morde la lingua - tutti sperano che torni presto ad animare la situazione. Ma torniamo al presente. Partire questa volta è stato facile, nonostante alcuni legami forti che si sono creati. Con David infatti è nata una forte fratellanza. Lui poi e una persona meravigliosa, un amico vero e al quale potrei dare in mano ciò a me di più caro. Parto cosciente di quello che ho attraversato i questi lunghi cinque mesi e di come mi sono conquistato l'esperienza a Lake District, dove ora ho due lavori sicuri quando dovessi tornare. Quando sono partito da Treviso sapevo esattamente che volevo una conclusione come questa, la visione c'era, ciò che mancava del tutto era il come ci sarei arrivato, attraverso quali sfide, inferni e prove. Ecco appunto, parlando di prove sono appunto in vista della prossima che è anche il motivo per cui sto lasciando Lake District. Curiosi?? Ebbene dopo mesi in cui a Bristol cercavo soluzioni per uscire da quella stasi, e dopo centinaia di cv inviati trovavo un accordo per un lavoro come manager di un piccolo bar all'interno di un campeggio in Corsica per i mesi di Luglio e Agosto. La nuova sfida di gestire un bar, la sfida della lingua e di imparare il Francese nonché il luogo e la bellezza dell'isola, mi ripagano della fatica fatta per trovarlo e rendono il periodo qui a Lake District quasi un "allenamento" per quello che sta per iniziare. Passerò a casa dieci giorni tra famiglia e amici e già il 30 partirò in macchina verso Livorno per il traghetto. Torno effervescente, carico come una molla e curioso di vedere cosa mi riserva questa nuova avventura, che di sicuro mi stupirà e prenderà alla sprovvista, mi spezzerà com'è giusto che sia d'altronde per essere una vera avventura e per far crescere e migliorare.
Vedo riflessi del vecchio Ale che emergono dalla nebbia del tempo e si fondono col nuovo Ale, sempre in movimento, sempre di corsa alla ricerca del centro, sempre punto e a capo e ricominciando dalle basi e spalancano la porta alle domande più scomode. Sempre "Seeking",  esperto di auto-speleologia interiore, intento a raschiare via la terra da reperti archeologici interiori testimoni di verità stabili e centrali, essenziali. Un respiro profondo, uno sguardo all'orizzonte la dove si forma L'onda, e via.. 

sabato 4 giugno 2016

Flashback...uno sguardo alla mia Bristol..

Mi rendo conto che ultimamente ho dedicato ben poco tempo al blog e che ultimi post sono usciti così spontaneamente da non esser inseriti in un contesto logico, per chi non è del tutto aggiornato con gli eventi recenti e presenti.
E' stato un periodo complesso, nel quale la priorità era solo mantenere l'equilibrio più che raccontare. Posto quindi finalmente un vecchio scritto iniziato la notte della mia partenza da Bristol per venire qui a Lake District. Un post iniziato nell'emozione di un forte cambio, e nella memoria di un periodo denso, ma mai più pubblicato, poiché una volta qui mi sono trovato ad affrontare un nuovo cambio di equilibrio in un terreno interiore già molto dissestato.
Ecco a voi quel post e il suo contenuto emotivo e "storico" di quel denso periodo.


“Ore 3:15, stazione dei treni di Newport a soli 20 min da Bristol.

Ho lasciato Bristol circa un ora e mezza fa e ora sono in attesa del treno verso Manchester delle 4:52. La stazione è piccola e disabitata ma almeno semi chiusa e protetta dal freddo e dalla pioggerellina che ora scende. Cerco di fare mente locale e riprendere il filo di questo periodo e penso al mio ultimo scritto pubblicato in questo blog. Si è proprio tanto che non scrivo in questo spazio, e in realtà è tanto che non scrivo anche solo per me. Sono successe tante cose, anche se gran parte di queste più nella mia testa che realmente. Mi fermo dallo scrivere e faccio partire una traccia, di nuovo Femi Kuti, dopo più di un mese che non lo ascoltavo. Neanche a dirlo mi proietta immagini e sensazioni già incise nella memoria del mio primo periodo a Bristol, quella ben nota sensazione di distacco da ciò che si conosce. Quell'annusare l'aria e trovare tutto nuovo ma allo stesso tempo grilletto per emozioni precedenti. Passo animale, piedi a terra, denti stretti e sguardo al cielo, che ovunque è sempre lo stesso.
Ed ora questa canzone, mentre proietta quegli istanti, marchia a fuoco gli istanti di questo nuovo inizio. Ricominciare, resettare, è il mio tarlo, il mio strumento per metabolizzare e far ripartire la giostra sfruttando l'energia cinetica appena accumulata. Energia che in questo stadio è sempre neutra poiché filtrata dal tempo e dalla coscienza e depurata dal contenuto emotivo, sia che che giunga da un periodo stupendo o da un periodo duro. Gli ultimi giorni ho letteralmente fatto pace con Bristol e, di comune accordo, abbiamo deciso di lasciarci alcuni bei ricordi a vicenda. Questo periodo così intenso è già parte della mia storia, come ogni istante quando venga vissuto profondamente sulla pelle e nell'anima. Negli ultimi giorni forse per la decisione di partire a breve, forse perché i pianeti si sono allineati ho vissuto tutto con piacere e naturalezza, e ogni sguardo, ogni momento e incontro mi hanno nutrito.
E incredibile ma vero, sull'onda di questa leggerezza sono persino riuscito a infilarmi in una jam session e tornare batterista per una serata, suonando quattro pezzi funk improvvisati, con grande soddisfazione mia e pure dei colleghi musicisti e del pubblico.
Ma facciamo un piccolo salto indietro a spiegare il perché di questo lungo silenzio radio e in che punto si fosse incrinato il mio rapporto con Bristol. Già dal mio arrivo qui la mia missione era chiara e si trattava di cercare di inserirsi nel più breve tempo possibile. Se dal punto di vista umano e relazionale so di avere una certa facilità e che molto dipende da me, dal punto di vista professionale dipendi invece dall'ambiente sociale, dalle fluttuazioni e gli umori della città. E infatti così è stato, complice anche l'arrivo nel periodo peggiore dell'anno. Gennaio e Febbraio, nonché in parte anche Marzo tutto era spento e saturo. Come nella strettoia all'uscita di un imbuto, un fiume di nuove leve si accalcava per cercare un lavoro, saturando del tutto il sistema e rendendolo letargico. Ad ogni zona che battevo con curriculum alla mano e sorriso a 36 denti erano già passate altre 4, 5 o 6 altre arcate dentarie in esposizione, sventolando speranzosi i propri profili professionali. Per un lungo periodo tutto si era ridotto ad un giornaliero “come ti descrivi in tre parole”, o “quali sono i tuoi tre principali pregi e difetti”, qualcosa che di solito riesco a sopportare solo se a ragionevoli dosi, ma che in queste quantità mi stavano lentamente facendo nascere istinti omicidi nello stile del film “Un giorno di ordinaria follia”. Applicazioni di lavoro online, sorrisoni di persona, troppi “per ora non abbiamo bisogno, ma ci lasci pure il suo curriculum” e tanta frustrazione che iniziava a diventare alienazione. Un vero e proprio lavoro quello del “cercare lavoro”, di certo più stressante e per nulla remunerante. Nel frattempo vecchie e nuove ferite si rifacevano sentire, riaperte dal quel freddo, non solo climatico, che sente una personalità multidimensionale e cangiante quando deve ridursi all'osso per entrare in una piccola-piccola definizione e professione. A portare poi il tutto a livello quasi masochistico c'era quella promessa, quello sguardo del Guerriero che mi teneva d'occhio e mi ricordava la missione e quanto importante fosse in questo momento di profondi cambi. E poi, carceriere di me stesso non mi davo tregua e mi giudicavo aspramente per ogni volta nella vita dove avevo barattato la ricerca “professionale” con la licenza di sognare e di aspettare l'onda giusta. Quel sognare di un mondo che sappia dare valore all'originalità, al proprio modo e tempo di maturare e trovare le vie più vere e vicine all'anima. Un mondo che sappia aspettare quanto serva, speranzoso che ciò che poi finalmente verrebbe disotterrato è un vero diamante e non un surrogato in plastica costruito in fretta e furia in catena di montaggio solo per non stare a mani vuote.
Quando il contatore iniziava a segnare un centinaio di curriculum, e il calendario circa fine Febbraio, ho capito che era il momento di tentare la carta del lavoro stagionale, quello che ha alimentato gli ultimi anni di viaggi ed esperienze. Testa bassa, ricerche intense e altro giro di invii, questa volta a centinaia e in ogni dove. In breve tempo anche questo ha iniziato a rivelarsi un terreno arido, soprattutto se confrontato con i 10 minuti spesi per trovare lavoro l'anno precedente. Certo forse quello era stato un caso, ma qui siamo agli antipodi. Iniziavo a sospettare che ci fosse qualcosa di scala astronomica, un qualche allineamento planetario che impediva alle cose di sbloccarsi. Ben intenso che questa situazione non era solo per me, in quell'imbuto eravamo in tanti accalcati e ormai bloccati a metà senza poter andare avanti ne indietro. Beh a dire il vero andare indietro avrei potuto, con gli strumenti di viaggio sperimentati in tanti anni, come helpx (lavoro alla pari) o addirittura una interessante comune che si trova a poche miglia da Bristol. Ciò però significherebbe perdere la libertà di viaggiare e potermi spostare seguendo nuovi percorsi che ho iniziato a tracciare in Africa, e questo è davvero la cosa più importante ora.
Inoltre ero ormai in quel vortice e non potevo credere che davvero non si smuovesse nulla. Tuttavia a darmi stabilità nonostante questo periodo erano le mie routine di palestra, sauna, corsa e attività varie. Nel frattempo in sottofondo a tutto questo scorreva la vita di ostello, in una versione davvero mai vissuta prima.
Si perchè seppur di sottofondo inizio a capire ora che è in realtà stata il centro di questo periodo ed esperienza. Si scrive ostello ma si pronuncia famiglia, perchè di ostello vero ha ben poco e grazie al fatto che la maggior parte degli ospiti sono di lungo termine pare proprio una casa quasi normale e un grande, allargato gruppo di amici. A differenza infatti degli ostelli turistici questo è quasi solo meta di chi si sposta a Bristol per cercare un lavoro, che sia per un breve o lungo periodo. I motivi principali a parte la posizione centrale sono i costi davvero favorevoli se si prenota un lungo periodo per esempio di due settimane o un mese. Inoltre la possibilità di ricevere il rimborso dei giorni non sfruttati qualora si trovasse un appartamento o si lasciasse la città. Come già raccontavo in un post scritto i primi giorni, qui ci sono persone che ci “vivono” da mesi e addirittura anni. C'è chi va via e poi torna, c'è chi ci sta tutto il tempo filato come fosse casa. E' così che ho conosciuto alcuni di questi residenti di lunga data, alcuni dei quali Italiani e ora miei cari amici. Ed è così che ho conosciuto Bella, Antonio, Matteo, Danilo, Pietro, Andrea e Brahim.

Provo a dare uno spaccato lampo di questi amici, sperando di non tralasciare nulla..

Bella: anche detta la “mamma”, sia per noi dell'ostello sia perché madre di tre stupende figlie grandi anche loro in UK. Cuore e animo di bambina, un'anima senza età come piacciono a me; Antonio, pilota acrobatico dal cuore d'oro, si taglierebbe un braccio per aiutarti, in Inghilterra per realizzare il suo sogno di diventare pilota di linea; Matteo, laureato in Relazioni Internazionali e viaggiatore, spesso incazzato perché, come me, il suo livello di sopportazione per le cazzate e ipocrisie della gente e del mondo è troppo basso e la sensibilità alta, gente come noi fatica a conformarsi e accettare le maschere della società; Danilo, mio socio in quanto a veganismo e grande compagno di chiacchierate, grande ascoltatore e dispensatore di preziosi consigli; Pietro, buono come il pane, mio conterraneo anche lui Veneto, laureato in Storia e alla ricerca di un esperienza di insegnamento in UK; Andrea, grande compagno di lunghe chiacchierate e pipponi filosofici; Brahim, letteralmente “energia pura”, 100% Italiano e 100% Marocchino allo stesso tempo, incarna il meglio di entrambe le culture. Per quanto mi riguarda molto ma molto più Italiano di tanti nati pigramente e distrattamente nel bel paese. Un onore conoscere uno come lui, per uno come me affamato di culture e di capire il mondo. Meravigliosa poi la combinazione linguistica “Lodigiano-Arabo” che invidio un sacco.

Assieme abbiamo passato tanti momenti, tanti giorni giù alla taverna ognuno assorto in ricerche di lavori e applicazioni di altri. Momenti di ispirazione, di sfogo, di vera amicizia, tutti fotografati in un momento di cambio per ognuno di noi, con storie e percorsi diversi ma un solo presente condiviso. Ed è poi la storia delle relazioni umane. Siamo tutti come degli elementi chimici, ognuno con le personali caratteristiche, storie ed energie – positive o negative – accumulate. Ci incontriamo e nascono interazioni, che dipendono si dalla storia personale, ma che si consumano nel presente, andando a segnare un nuovo inizio e una nuova storia. Rapporti che vanno facilmente in profondo, perché nati in momenti e situazioni che toccano dentro e rimescolano il fondale.
Ed ora sono qui, in viaggio verso Lake District, una regione a Nord dell'Inghilterra fatta di montagne, laghi e colline. Un posto dove, dicono, è facile trovare lavoro perché molto turistico.
Parto pensando al periodo che lascio e al lieto fine degli ultimi giorni, e vedo quanto è ironico il fatto che a volte si apprezzino certe cose solo una volta voltata pagina. La troppa vicinanza sfoca la visione e il sudore brucia gli occhi. Ed è nell'affrontare nuovamente il “nuovo” che il meno nuovo potrà essere apprezzato di nuovo. Si lo so, un po' contorto come pensiero...!! Ma è questo il punto, è un mio modo di elaborare le cose, le so capire e apprezzare solo una volta voltata la pagina, solo alla luce del nuovo che torna a dare quel senso di vuoto e fa sentire le farfalle nello stomaco.

Come stessi cucendo un tessuto nel quale ogni punto, ogni trama, viene consolidata dalla prossima, senza la quale non sarebbe solida. So che prima o poi tornerò a Bristol, come so che devo tornare in Uganda e questo desiderio di partire per poi tornare è qualcosa di nuovo, che in questi anni di viaggi non ho mai avvertito ma che sento farà parte di una crescita importante.”