martedì 25 luglio 2017

Aspettarsi l'inaspettato..

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Sono qui a Lake District da nemmeno una settimana, e per quante cose son successe mi sembra quasi un mese. La maggior di queste cose, se non tutte, sono piccoli miracoli quotidiani che arrivano dalle profondità della trama della realtà e si manifestano senza avviso. Questo accade, quasi di regola ogni volta che lasciamo il nostro porticciolo e spieghiamo le vele verso qualcosa che non conosciamo affidandoci al vento e alle correnti. Farlo, senza strumentalizzarlo cioè aspettarsi qualcosa in cambio, apre un portale attraverso il quale arrivano situazioni, esperienze, persone. Solo qualche giorno fa portavo il primo di trenta curriculum, trovando un ottimo lavoro al primissimo curriculum. Appena il giorno dopo conoscevo una ragazza Tedesca con la quale, senza pensare o riflettere c'è stata una connessione e sintonia che spesso richiede anni e anni. Appena arrivata all'ostello, dopo un paio di parole più che altro chiedendo come funzionasse il pagamento dell'ostello, mi chiede se ero mai stato a nuotare nel lago. Le rispondo di no, ma che prima o poi vorrei farlo. Lei come fosse la cosa più naturale del mondo mi fa “ti va di andarci ora?”, e io con la stessa identica naturalità le rispondevo “perchè no? Certo andiamo!!”
Dopo pochi minuti eravamo sulla sponda del lago, ridendo della situazione che si era creata e di come due perfetti sconosciuti come noi pareva si conoscesse invece da sempre. Un cielo tappezzato di nuvole bianche, sole e un paesaggio imponente ci accoglievano.




Energia pura, vivere il momento, la forza della natura e dei rapporti umani quando sono puri, fluidi e senza aspettative. Più tardi ci regalavamo un pomeriggio in una spa locale, salutandoci poi come non dovessimo vederci più, per poi passare in realtà sempre con quel fluire altri due giorni di camminate e chiacchiere. Teatro di questi giorni le stupende montagne e la natura di questa meravigliosa zona, ispirati dai paesaggi e dalla forza che si genera muovendo il proprio corpo.






Ieri il saluto, quello vero, grati del piccolo miracolo che abbiamo vissuto e aperti a ciò che l'universo saprà portarci se viviamo in quel fluire.
L'importante però è sempre vivere nel presente, poiché è l'unico passaggio per la tana del bianconiglio..
Questo è solo un assaggio delle avventure vissute nelle ultime settimane da quando sono arrivato in Inghilterra, restate sintonizzati per altre storie mirabolanti!


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I'm in Lake District since less than one week, but after all that the things that has happened seems to me almost one mount. The majority of these things, if not all, are small daily miracles that comes from the depths of reality and that arises without signs. This happens, almost as a rule every single time that we leave our safe small dock and we set the sail toward the unknown, trusting the wind and the currents. Doing this without expecting anything opens a portal through which comes situations, experiences, persons. Only some days ago I was bringing the first of thirty printed cv's, finding a good work at very first cv's I brought. The next day already I was meeting a German girl and without thinking too much we was going to have a crazy good and deep connection something that sometimes requires years. I was at the hostel where I spent two nights and when she came, after a brief talk about the hostel rules for the payments, she asked me if ever went swimming in the lake. I said no, but that I wanted soon or later, and she said, as if this was the most natural thing in the world: “would you like to go now?”, and me, in the same way I answered “why not? Let's go then!!”After few minutes we were on the shore of the lake, laughing at the situation of this two perfect strangers, that at the same time seemed to know each others since ages.

An amazing blu sky with small white clouds, sun and a majestic landscape was welcoming us. Pure energy, living the moment, living the force of nature and human relationships when they are pure, flowing and with no expectations. Later in the day we were gifting us a relaxing afternoon in a local spa, saying goodbye like if we were not going to meet again, while then instead spending other two days flowing between amazing landscapes and deep, funny and inspired talks. Teather of these three days were the beautiful mountains and nature of this unique area, inspired by these places and by the force generated moving your body. Yesterday our real goodbye, thankful for this small miracle that we lived and open for what the universe will bring us living in this flowing.
The key however is always living in the now, cause this is the only entrance for the rabbit hole.
This is only a taste of the adventures of the last weeks since my arrival in UK, stay tuned for other crazy stories!!

Alcune avventure Inglesi..

Come al solito è passato un pò dall'ultimo post che riguardava alcune avventure in Tanzania.
Ci sarebbe tanto altro da dire sul recente viaggio in Africa, e mi piacerebbe farlo anche perchè ci sono delle storie davvero uniche come quella del mio rapimento a Dar es Salaam. Tuttavia in questo momento da qualche settimana sono in Inghilterra per lavoro, e anche qui, le avventure non me le faccio mancare. Racconto quindi nei prossimi post quello che è successo in questo breve periodo perchè credo sia frutto di un attitudine che è secondo me davvero importante nell'avventura della vita.


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As always it's been a while since the last post talking about some adventures in Tanzania.
There are much more to say about my recent trip in Africa, and i'd like to do it cause some of the stories are unique, especially the one about my being kidnapped in Dar es Salaam. However in this moment i'm in the UK for work since some week, and here also i'm not missing adventures. I'll tell then in the next posts what happened in these brief periodo here, cause i really think this talks about an attitude that it may be very important in the adventure of life.

venerdì 19 maggio 2017

Una "Marea" di gente..




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E' domenica ma per me è un giorno qualunque, un pò perchè in viaggio perdi il senso del tempo e dei giorni della settimana, ma soprattutto in questi giorni, dal giorno del furto mi sento come sospeso nel tempo, in una specie di bolla dalla quale non voglio uscire in questo momento. Decido di mettere da parte le carte dell'assicurazione e andare a farmi un bagnetto. Sono quasi le 17, prendo due cose e lascio a casa il cellulare per non rischiare, soprattutto quando poi lascerò i vestiti sulla sabbia per fare il bagno. Dall'ostello in 10 min sono sulla spiaggia, lascio la stradina del villaggio e mi accoglie uno spettacolo inaspettato. Un vero e proprio fiume di gente sembra essersi riversato in spiaggia, come fosse la marea che si è trasformata in persone. Sono tutti, letteralmente tutti locali e pare formino un flusso quasi unico di persone che passeggiano e che io attraverso controcorrente. Attorno e all'interno di questo flusso un brulichio totale di gente, disordine, attività, fotografi locali che con mini stampanti scattano e vendono al volo foto ricordo, venditori ambulanti di caffè e kashata (dolcetto tipico est-Africano fatto di arachidi e zucchero), coppiette per mano e gente che si allena facendo balzi, acrobazie, flessioni. Mentre guardo tutto questo una moto taxi mi viene in contro a tutta birra, anche qui con la solita regola del "devi evitarli tu".
Pare si siano fusi e mescolati tutti allo stesso tempo diversi strati e posizioni sociali, paradigmi completamente diversi messi fianco a fianco. In acqua a mollo decine e decine di persone, molte delle quali quasi praticamente vestite. Si cioè, loro passeggiano in maglietta e pantaloncini, poi prendono ed entrano in acqua esattamente come sono. Non sono vestiti da mare, di fatto sono vestiti allo stesso modo anche in città. Pare non ci sia il concetto nostro occidentale di "vado al mare preparato" cioè costume, asciugamano ecc. Per loro è come una qualunque via del centro in cui fare le vasche, solo che in più c'è l'acqua, allora ecco che forse l'espressione "fare le vasche", qui sulla riva dell'oceano grazie a loro prende più senso.
Sono esterrefatto da ciò che vedo e un pò mi mangio le mani di non avere con me il cellulare per poter immortalare questa esperienza. Tuttavia penso anche sia meglio così, poichè mi obbliga a "fotografarlo" con gli occhi e a riversarlo a parole potendo, forse, rendere ancora più vivida l'esperienza che il guardare una singola foto o video.
Mi godo dunque la cosa e penso a quanto questo modo degli Africani di stare qua rifletta un pò il loro approccio alla vita, alle cose. Un approccio senza troppi schemi, un pò selvaggio se mi è permesso, più nel fare spontaneo e immediato che nel codificare le situazioni, le attività e separarle come facciamo noi.
Mi accorgo di aver del tutto perso la voglia di fare il bagno, un pò perchè di fatto quasi non c'è spazio libero dove lasciare i vestiti sulla sabbia, un pò perchè questo spettacolo mi ha così catturato che ora è sceso il sole e col vento che tira non ho più molta voglia di entrare in acqua. Mi accontento del giro, faccio dietro front e mi unisco al flusso tornando verso il molo che separa la spiaggia pubblica dalla zona dei pescatori. Il cielo intanto si è fatto rosso, un incendio che brucia il cielo dove è ancora azzurro e che assieme ai mille colori accesi dei meravigliosi vestiti femminili ti stordisce di bellezza. Ecco, penso proprio alle diverse bellezze che ho visto oggi, quella della natura, quella sociale di qualcosa di così diverso e intimamente locale, quella dei meravigliosi colori dei vestiti Africani e penso che nessuna di queste sarà arrivata in maniera cosciente agli attori di questa scena fantastica, che fusi con il loro personaggio non la possono vedere da fuori e la danno per scontata.



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It's Sunday, but for me it's like any other day, some because traveling you loose the sense of time and days of the week, but especially cause in the last days after being robbed I feel like suspended in time, like in a bubble from which I don't want to get out right now. I decide to put aside my insurance paperwork and go for a swim. It's almost 17:00, I take a couple of things and leave my mobile at the hostel to avoid risking it when I’ll leave my things on the sand to go swimming. I leave the hostel and after only 10 minutes I’m on the beach, on the public part of it. As I get to the beach a unique and unexpected view captivate my eyes. A real river of people seems to be poured into the beach, like If the tide had been transformed into persons. They are literally all locals and seems to be forming a whole flow of persons walking that I cross upstream. Inside this flow a swarming of persons, disorder, activities, local photographer that with portable printers shoots and sell memories, sellers of coffee and kashata (east-African sweet made of peanuts and sugar), couples walking hand in hand and guys training with jumps, acrobatics and push-ups. While I watch all this a moto taxi comes really fast toward me, here is always true the rule “you need to avoid them”. Seems like different layers of society got melt together, completely different paradigms put side by side.
In the sea dozen of people are bathing, many of them literally dressed. Yes, they are just walking with t-shirt and jeans or shorts, then they go toward the water and get in exactly as they are. They are not dressed for the beach, actually they are dressed in the same way as they were in the city. They don't seem to have out western view of “going to the beach” with costume, towels, sun cream ecc. For them this is like every other city street where to go for a walk, apart having water and sand.
I'm astounded by what I’m seeing and I kind of regret not having my mobile with me for taking a video of this experience. However I think is even better like this, it forces me to “shoot it” with my eyes and memory for then later pouring it into words, being able maybe, to make it even more vivid than watching it trough a single pic or video.
I enjoy the moment, and I think about how this way of Africans staying at the beach kind of reflects their approach to life more generally. An approach free of rigid and too much thinking, a bit wild if I can, more on the immediate doing that on coding situations, separating the activities as we usually do.
I notice that I've lost my desire of swimming, maybe cause there's almost no space where to leave my stuff on the sand, or cause while I was captivated by this show, the sun went down and now with the wind blowing I feel a bit cold.
I feel anyway satisfied with the experience, I turn around and I join the flow coming back toward the dock that separates the public beach from the fishermen side. A part of the sky turned into red, a fire that seems to burn and extend to the sky where is still blue and that, along with the amazing colors of women dresses, shocks you with beauty.
I think about all the different types of beauty I spotted today, nature's beauty, social beauty of something so different and yet interesting, the beauty of the unique African dresses, and I realize that none of them must have been seen by the actors of this fantastic scene, these protagonists that being so into their characters will never realize how full of beauty they are.

mercoledì 10 maggio 2017

"La mia prima esperienza di essere derubato.."

"Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani" è una frase che dico spesso quando mi si chiede che piani di viaggio abbia. Il fatto è che in un viaggio di vari mesi, con attraversamento di vari stati, mille incontri e possibilità i piani originali, partoriti dalla mente prima di partire diventano a volte poco più che linee guida. In un viaggio così essere rigidi può rendere tutto meccanico se non addirittura impossibile, al punto che non si gode nemmeno più dell'esperienza i quali frutti più dolci sono spesso casuali e regalati dal vento delle possibilità. Dico questo per raccontare come i miei piani sono del tutto cambiati quando sono stato derubato nella mia stanza, di notte a Bagamoyo.
Arrivavo qui qualche giorno prima da Saadani e dopo 180 km di sterrato ero finalmente tornato all'uniforme e comodo asfalto fino appunto alla mia meta giornaliera che era Bagamoyo. La sera appena arrivato avevo trovato una guesthouse nuova appena aperta, una stanzetta economica e carina. La missione del giorno dopo era di caricare tante foto arretrate su instagram, scrivere un pò di blog e fare un tuffo in mare per poi andare a letto presto pronto per partire l'indomani mattina per Dar es Salaam. Appena sistemata la bici e I bagagli nella stanza mi ero catapultato sulla spiaggia per un bagno dopo i 70km di sterrato fatti. Appena uscito dall'acqua mi ero messo a far verticali sul bagnasciuga e un gruppo di 15 ragazzini che anche loro facevano il bagno arrivano come api sul miele incantati dalla novità. Mi mostrano movimenti, mi sfidano in altri, scambiamo consigli e chiacchiere io con il mio Swahili da sopravvivenza e loro con la loro forza comunicativa. Si aggiunge un ragazzo ventenne studente di Dar che è qui in vacanza e che vedendomi fare dei movimenti di Capoeira mi chiede se la pratico. Ci abbracciamo, giochiamo assieme e penso a quanto assurdi siamo noi esseri umani. Due sconosciuti diventano amici in un istante accomunati da un arte Brasiliana con origini Africane, ma praticata da un Italiano e un Africano, che tramite questa riconoscono l'appartenenza ad una razza più grande e cioè quella umana diventando così amici. E' come se il solo fatto di essere entrambi Capoeristi faccia andare oltre la cultura e l'essere due perfetti estranei, perchè entrambi coscienti dei valori e dell'apertura che la Capoeira infonde.
Il giorno dopo mi sveglio e inizio a lavorare sulle foto, poi mentre stavo per uscire mi sorprende un acquazzone che durerà quasi due ore. Appena finito esco con meta un baretto intravisto il giorno prima e l'idea appunto di mettermi tranquillo a scrivere un pochino. Passo a fianco ad un galleria, Bagamoyo infatti è abbastanza famosa per I molti artisti che la popolano, e mi aggancia una ragazza locale che appena prima era seduta a lavorare su un vestito che sta creando. Chiacchieriamo e resto stupito dal suo ottimo Inglese il quale non ha neppure un forte accento Africano, cosa davvero rara qui in Tanzania dove la maggior parte delle persone non lo parla per niente. Mi invita a bere qualcosa assieme, andiamo nel bar che avevo scelto e passiamo una piacevole oretta parlando di musica, arte e molto altro. E' una persona davvero interessante, un artista piena di idee e parlarci assieme è davvero stimolante. Ci spostiamo dal bar e andiamo alla spiaggia, dove beviamo qualcosa e passiamo dell'altro tempo chiacchierando. Verso le 22 entrambi stanchi decidiamo di tornare verso il centro, io già pregustando il meritato riposo e sperando in una notte di buon sonno per iniziare a pedalare presto il giorno dopo verso Dar es Salaam. Lei mi accompagna verso la mia guesthouse e quando siamo la entra nella stanza con me mentre io già inizio a pensare di salutarla e andare a dormire. Capisco che tornare a casa per lei non è una priorità e inizio a dire quanto sono stanco e quanto non vedo l'ora di andare a dormire per farle capire che è giunto il momento di salutarci. Visto lo scarso effetto le dico gentilmente che ora vorrei stare da solo ma lei cerca di evitare il discorso e quando manifesto chiaramente il mio desiderio di stare da solo mi dice che data l'ora e il fatto che abita lontano ha paura a tornare a casa da sola e vorrebbe restare a dormire da me. Devo ammettere che non vorrei proprio, primo perchè ho bisogno di dormire da solo e poi perchè al di la di tutte le buone impressioni è comunque poco più di una sconosciuta e non so se posso fidarmi di lei fino a questo punto. Dico gentilmente di no ma lei insiste che a quest'ora è pericoloso e promette di rannicchiarsi in un angolino del letto per non disturbare. Insisto ancora un pò ma poi la stanchezza e la sua testardaggine mi fanno desistere e penso che non sarà poi la fine del mondo e che posso chiudere la porta a due mandate e nascondere la chiave quando lei non se ne accorge così da sentirmi più sicuro. E così, mentre lei già si addormentava, io ma la prendevo comoda con la doccia per poi nascondere la chiave in un posto sicuro impossibile da trovare se mai, seguendo I timori della mia mente, avesse dovuto passargli per la testa di prendere qualcosa e scappare. Chiudo la finestra accanto al letto e vado a quella in fondo alla stanza. Attraverso le inferiate chiudo le zanzariere ma lascio il vetro apero per il gran caldo che faceva. Ok la porta è chiusa a due mandate e alle finestre ci sono le inferiate, pare tutto sotto controllo. Mi stendo anch'io sul letto e cerco di dormire. Faccio fatica ad addormentarmi a causa della sua presenza come immaginavo, fino a che stanco dalla giornata finalmente svengo.
In piena fase REM, verso le 3.30 vengo svegliato da un rumore di qualcosa che cade al suolo. Mi sveglio di soprassalto accendo la luce e vedo la borsa frontale della mia bici sul pavimento, aperta, giusto sotto la finestra. Panico. La borsa in questione l'avevo messa sotto al letto lontano dalla finestra e mezza incastrata sotto il letto all'altezza della mia testa. Si sveglia anche la mia ospite e chiede che sta succedendo. Do uno sguardo fuori dalla finestra e vedo per terra il mio zainetto dove c'era la fotocamera nuova più altri gadget, vedo la custodia aperta, vuota. Mentre mi muovo freneticamente le dico mi hanno appena derubato e devo capire cos'ho perso, cosa fare, dove andare...e...sto andando in panico. Mentre frugo nella scatola, la mente in affanno e il cuore fermo, la conferma del mio timore arriva quando non trovo la borsetta della carta di credito e...NO...IL PASSAPORTO!!! SONO FOTTUTO!!! Era in una bustina attaccata col velcro alla parete interna della scatola, avranno pensato contenesse denaro ma in realtà c'erano i documenti. Lei dice che devono avermi tenuto d'occhio già da ieri, poi cerca di tranquillizzarmi e razionalizzare. Usciamo a recuperare lo zainetto vuoto e guardare cos'è rimasto. Incontriamo il tipo della sicurezza che sembra stesse gironzolando e non in stand by come mi aspetterei di trovarlo. Gli diciamo dell'accaduto e lui dice che se la sentiva, inveendo contro gli ignoti. Mi torna in mente un evento strano accaduto la notte precedente. Verso le 4 sento bussare alla finestra accanto al letto e all'esterno della guesthouse vedo un omino basso a petto nudo e che puntandomi la luce negli occhi mi dice convulsamente di chiudere le finestre perchè sennò qualcuno può allungare un braccio e rubare. Intontito faccio per chiuderla ma essendo la finestra fuori dall'inferiata e con un sistema di chiusura strano perdo un pò di tempo. Nel frattempo il tizio mi dice di aprirgli la stanza che così mi aiuta. Io lo guardo come fosse un alieno e gli rispondo che ora nel mezzo della notte non aprirei neppure al papa in personae che lo ringrazio ma faccio da solo. Chiudo, lui se ne va e la cosa finisce la. L'unica cosa, sposto tutto il più lontano possibile dalla finestra aperta in modo che un braccio per quanto lungo non potrebbe raggiungere nulla di importante. Scoprirò solo il giorno dopo che il tizio in questione era l'uomo della sicurezza, lo stesso che ora di fronte a me dice che se la sentiva. Usciamo con la speranza che i ladri, avendo visto che dentro la bustina non c'erano soldi ma solo documenti, l'avessero gettata in un angolo, ma niente non c'è traccia da nessuna parte. Ok, capisco che ormai è andata, c'è ben poco che posso fare nell'immediato e soprattutto devo ragionare a mente fredda e capire come muovermi da questa situazione. Sono le 4 di mattina, ma di tornare a dormire non se ne parla e decidiamo di uscire e andare all'ufficio turismo per chiamare il responsabile e chiedere consiglio. Lui ci potrà dare il nome del ragazzo che il giorno prima mi aveva accompagnato alla guesthouse, chissà potrebbe essere coinvolto in qualche modo. Il responsabile ci dice il nome e ci consiglia di aspettare l'arrivo del giorno e come prima cosa andare alla polizia. La tipa mi sconsiglia di andare alla polizia sostenendo che non serve a un granché, ma io le ricordo che ho bisogno di un documento ora che non ho più il passaporto. Mi consiglia però di andare a parlare con la proprietaria di un ostello, una bianca del Sud Africa che secondo lei è davvero in gamba e potrà aiutarmi. Così facciamo, svegliandola nel cuore della notte. Lei si dimostra davvero gentile e umana e ci conferma come prima cosa di andare alla polizia per poi vedere come si sviluppa la situazione, tuttavia per ora secondo lei è meglio tornare a dormire e cercare di riposare. Gironzoliamo ancora un pò, pensando, ragionando su ogni istante dell'accaduto e cercando un qualche filo di Arianna. Tuttavia, stanchi morti, finiamo per tornare alla guesthouse e, questa volta ben chiusi finestre comprese, sveniamo per qualche ora. La mattina dopo mi preparo per traslocare. L'idea è trasferirmi all'ostello della bianca del Sud Africa e subito dopo andare alla stazione di polizia. La tipa, che ancora mi segue e supporta, ripete che non ha senso andare dalla polizia, ma io insisto e le dico che ho bisogno di lei anche perchè a questo punto è l'unico mio ponte con lo Swahili visto che quasi nessuno dei locali parla Inglese. Andiamo alla stazione di polizia e appena fatta la denuncia succede l'inaspettato. Ci chiedono come ci siamo conosciuti e io dico la verità, che abbiamo chiacchierato e poi la sera vista l'ora le ho permesso di dormire da me per non farla rischiare inutilmente. Lei su questo punto mi aveva chiesto più volte di mentire dicendo che ci eravamo salutati la sera e rivisti la mattina. A me però non andava di mentire anche perchè non ci vedevo nulla di male nel fatto di averla ospitata. Poco dopo però degli agenti la prendono in disparte e iniziano a parlare con lei mentre io seguo le procedure burocratiche. Uno di questi poi mi invita a raggiungerli dove nel giardinetto stanno parlando con la tipa. Appena arrivo lei mi guarda con due occhi terrorizzati e mi prende il braccio e dice disperata, questi mi mettono dentro, mi vogliono mettere dentro!! Io confuso rispondo che non ha senso e che non si deve preoccupare, perchè mai dovrebbero farlo? Viene allontanata da un agente che vuole continuare a interrogarla e mi vengono chiesti altri particolari. Capisco che la stanno sospettando, soprattutto sapendo che ha dormito nella mia stanza. Rispiego gli eventi e come il tutto è sia avvenuto da fuori, senza la minima azione da parte sua che per altro stava dormendo quando ho acceso la luce. Tuttavia gli agenti insistono e mi fanno capire che dovrei aprire il caso contro di lei.
Torna l'agente che l'ha presa da parte e dice che secondo lui la mia roba è nella sua borsa che tra l'altro lei ha lasciato al secondo ostello prima di venire con me alla polizia. Io ribadisco che per come sono andati gli eventi lei non ha mosso un dito e di certo la mia roba non può essere nella sua borsa. L'agente però insiste e quindi montiamo tutti in una volante della polizia e andiamo all'ostello, dove controllando nella sua borsa ovviamente non troveremo nulla come già sapevo. Mi lasciano all'ostello e se la riportano alla polizia perchè nonostante tutto ancora la sospettano. Finalmente mi rilasso un pò e inizio a fare qualche chiamata e a fare il punto della situazione. Dopo qualche ora mi chiama Il Capitano chiedendomi di venire subito perchè devo decidere se aprire o no il caso contro di lei. Vado li e mi viene chiesto di dichiarare e firmare se voglio o no procedere e perchè. Io ovviamente dico di no, perchè non ho nessuna prova ed evidenza di nessun tipo che possa in qualche modo essere stata lei o che sia avvenuto tramite lei. Compilo la dichiarazione e firmo, e lei uscendo dal comando e tornando verso il villaggio mi ringrazia e mi dice che le ho salvato la vita, e io tiro un sospiro di sollievo perchè almeno la situazione sta iniziando a prendere una forma stabile e dalla quale potrò capire come muovermi.
Parlando poi con vari abitanti locali, questo tipo di furti attraverso la finestra e con qualcosa di lungo per afferrare le cose è molto comune da queste parti. E in effetti non c'è bisogno di nessun tipo di complice all'interno per poter agire. Basta spiare con una torcia quello che si può “agganciare” e andare all'azione pescando quello che si riesce. Ovvio che nel caso di un viaggiatore poi c'è sempre qualcosa di buono e di valore da pescare.


Finisce così la mia avventura di venir derubato, e inizia in quei giorni l'epopea dell'aggiustare la situazione e trovare un adattamento accettabile. Tra le prime cose fatte infatti c'era stato chiamare l'ambasciata, che mi aveva subito confermato che non era possibile ricevere un passaporto regolare, ma soltanto uno temporaneo solo per rimpatriare. Il mio viaggio per come lo intendevo quindi era ovviamente terminato, ma non potevo neppure tornare con la coda tra le gambe e in qualche modo volevo dare senso a questo nuovo capitolo in qualche modo. Ecco quindi che passavo una settimana nell'ostello un pò per riprendermi ma più che altro che riorganizzare il viaggio senza più una carta di credito e decidere come sfruttare il tempo ancora valido del mio visto in Tanzania. I giorni passati all'ostello tuttavia sono stati interessanti e con alcuni momenti degni di nota dei quali racconterò a breve.

mercoledì 12 aprile 2017

Partenza da Shimoni, imprevisti vari e racconti perduti. Storia di otto lunghi giorni lungo la costa tra Kenya e Tanzania"

---------ENGLISH VERSION WILL SLOWLY COME BELOW, STAY TUNED----------


E' un po' che non scrivo nel blog e mancano vari racconti che vorrei riportare perché interessanti. Non scrivo da un po' perché dalla partenza da Shimoni, dove ho scritto l'ultimo pezzo ne sono successe di tutti i colori e non ho più avuto modo, la calma e lo stato mentale di scrivere o raccontare. Ora scrivo da un internet caffè di Zanzibar e cercherò di riprendere un po' il filo dei racconti perduti.


Giorno UNO

Partivo da Shimoni con quella stupenda esperienza dei bambini nel cuore e l'amicizia con Sami che mi aveva rinfrancato e nutrito. Per tornare alla statale dovevo rifarmi quei 15km di sterrato per poi farne altri 30 circa per arrivare a Lunga Lunga villaggio di confine prima della Tanzania. Parto e dopo poco iniziano i problemi tecnici. Cade la catena varie volte dovuto agli scossoni delle buche e un pessimo settaggio del cambio, la recupero un paio di volte al volo senza fermarmi usando il cambio, ma alla terza questa cede e si apre di netto lasciandomi coi pedali che girano a vuoto. Qualche blasfemia che esce strozzata e penso che per fortuna e grazie al consiglio di un amico ho comprato quell'aggeggio per aggiustare la catena. Pensavo che non l'avrei mai usato e al contrario avrei sicuramente forato mille volte prima di rompere la catena, e invece mi sbagliavo. Penso inoltre al tipo che mi ha venduto la bici a Mombasa, gli avevo chiesto di cambiarmi la catena per averne una nuova ma mi aveva assicurato che non serviva. Mi fermo e dopo un breve studio dell'aggeggio e della catena stessa capisco il meccanismo e la sistemo. Attorno a me intanto si sono raggruppati 5 6 bambini locali, scimmiette curiose che osservano e commentano la mia attività. Riparto contento della nuova esperienza e di aver riparato la mia prima catena e dopo non molto mi accorgo di aver perso per strada il mio multiuso cucchiaio-forchetta-coltello. Provo a tornare un pò indietro e vedo il gruppo di bambini che mi viene incontro con il mio aggeggio chiedendomi "pesa" cioè soldi. Mi hanno senza dubbio salvato, gli do volentieri qualche spicciolo e poi riparto. Finalmente arrivo alla statale senza altri intoppi e all'incrocio mi fermo per una breve pausa anguria. Riparto e ormai fa un caldo allucinante e decido di proseguire a zigzag, albero dopo albero facendo pause all'ombra e riprendendo per brevi tratti. Trovo un albero stupendo sotto il quale divorare la seconda metà dell'anguria e starei qui per sempre, al fresco e con questa frutta divina. Riparto e tra un zig zag e l'altro il sole inizia a calare un pò e io a pedalare con più costanza. Inizio a ingranare finalmente, quando mi accorgo che la ruota posteriore è imberlata e mi torna in mente quando all'andata per Shimoni una delle due borse posteriori era accidentalmente entrata nei raggi andando a bloccare di colpo la ruota. Capisco che si devono essere piegati dei raggi e la farò sistemare al primo villaggio. Proseguo e arrivo ad una luuuunga discesa dopo la quale vedo una luuuunga salita. Ai bordi della strada decine e decine di studenti che io, bello carico saluto a mo di papa a destra e sinistra. Parte la salita e smetto di sentirmi così carico..testa bassa e la affronto, dopo la quale arrivo finalmente a Perani. Faccio tempo ad arrivare nel villaggio sotto gli occhi di decine di locali curiosi e mi accorgo che devo aver perso gli occhiali da sole. Altre improperiche volano questa volta verso me stesso che evidentemente non li ho messi in un posto sicuro e decido di provare a scendere pian piano e vedere se li ritrovo. Erano occhiali da decathlon, nulla di che, ma foto cromatici e davvero utili in bici pedalando a diverse ore del giorno mattina e sera e VITALI contro insetti e polvere a qualunque ora. Scendo lungo la stessa lunga salita che avevo appena conquistato e ripasso a fianco dei molti studenti che ora sgranano gli occhi e di sicuro penseranno che questi muzzungu devono davvero aver perso la testa. Faccio un buon 4 km forse di più e non trovo nulla, nel frattempo incrocio un moto taxi che ha appena scaricato una persona che vedendomi cercare qualcosa si offre di fare qualche chilometro cercando per me. Mentre proseguo mi accorgo che sto facendo troppa fatica..guardo in basso la ruota frontale e...HO FORATO!! In un istante ripercorro con la mente tutta la giornata fino all'esatto momento in cui la mattina, appena si era rotta la catena pensavo a quanto bizzarro fosse che non avessi ancora forato e vola al cielo un colossale "DOH" alla Homer Simpson. Ora non solo ho perso gli occhiali ma sono ad oltre 4 km dal villaggio e con la ruota bucata. Mentre decido il da farsi penso al moto taxi che forse potrà aiutarmi in qualche modo. Lui torna senza aver trovato nulla e gli racconto che nel frattempo ho forato. Mi guarda come scoraggiato ma subito si mette a pensare. Vuole davvero aiutarmi e per prima cosa si prova a tornare assieme lungo il percorso per ritentare la fortuna con gli occhialiò. Lascio la bici a casa di una famiglia che nel frattempo ha seguito la faccenda. Gentilissimi davvero mettono la bici dentro al sicuro mentre noi andiamo e torniamo senza successo. Robert, il moto taxi si inventa un modo per legare la ruota anteriore della bici lasciando quella posteriore girando sull'asfalto. Pare funzionare e si parte verso Perani dove per ringraziarlo gli offrirò la cena più un compenso per la benzina. Lui non avrebbe chiesto nulla e devo dire che mi ha davvero salvato la giornata, proprio un angelo! Il giorno dopo la missione era far sistemare la foratura e la ruota posteriore imberlata. 


Giorno DUE

La mattina mi sveglio presto e da un meccanico un ragazzetto mi sistema la ruota forata mentre un secondo, che ci guardava da un gruppetto di moto taxi in attesa di clienti, si offre di sistemarmi la ruota posteriore nel suo laboratorio. Mentre mi sistemano la bici conosco una prete locale che parla quasi perfettamente Italiano. E' disabile ma con un carattere fenomenale e mi spiega di un associazione locale che ha fondato in aiuto ai disabili del villaggio, principalmente causati da malattie degenerative. Mi dirotta ad un incontro dopo il quale spero di partire per non trovarmi a pedalare sotto il sole cocente. Conosco alcune delle persone nell'associazione, ci scambiamo i contatti e torno verso l'ostello per prepararmi per la partenza. Chiedo dove possa trovare un bancomat, se non qui a Lunga Lunga e il proprietario dell'ostello mi dice che non ci sono bancomat ne qui ne li. ORPO!! C'è un negozio che ha un bancomat telematico ma provo e non funziona perché va solo con carte locali. Mi dice che l'unica è tornare ad Ukunda (due passi da Diani), praticamente la mia prima tappa dopo la partenza da Mombasa. Mi viene un collasso, guardo al cielo e penso a chi mi aveva detto che c'erano bancomat nella zona. Tutto sommato però sono già le 11 e fa già caldo, a questo punto rimando la partenza a domani e poi fino a Ukunda è solo un ora e mezza col mini bus. Parto, ritiro a Ukunda e torno a Perani che è ancora chiaro, circa le 17. Penso che potrei farcela ad arrivare almeno a Lunga Lunga a 15km da Perani prima del buio. Preparo la bici, svuoto la camera e faccio per partire ma...la ruota anteriore..è di nuovo sgonfia!!! Altro sguardo al cielo e un pensiero d'amore al ragazzetto che mi ha sistemato la ruota. Ritolgo tutto dalla bici, riprendo la stanza e mi metto all'opera per sistemarmi la foratura da solo, magari è l'occasione per imparare visto che sarebbe la mia prima volta e che a quest'ora ormai i meccanici sono chiusi. Riparo la camera d'aria e noto i buchetti che il ragazzo mi aveva mostrato e vedo che ne ha lasciato fuori uno. Rimonto il tutto e vado a cena. Appena torno però trovo la ruota ancora giù..ma in modo strano, la camera d'aria non è sgonfia ma è fuori dal copertone, come fosse saltata fuori. Sgonfio e rifaccio il tutto assicurandomi che il copertone sia dentro il cerchione in tutti i punti, ma dopo soli 3 minuti con la ruota gonfia lo vedo letteralmente esplodere davanti ai miei occhi e saltare fuori dal copertone. Ok, qui c'è qualcosa che va oltre la mia esperienza e rimando all'indomani mattina dal secondo meccanico. 


Giorno TRE

L'indomani all'alba questo mi mostrava come il copertone che a Mombasa mi avevano montato era di poco più grande del cerchione, e che quindi non offriva la massima aderenza al copertone che sotto la pressione della camera d'aria usciva dalla sede del cerchione. Solo sapendolo, si può rimediare nella fase del gonfiaggio, controllando che faccia aderenza in tutti i punti. Ripenso al tipo di Mombasa e alla maniera Africana di fare senza pianificare, di fare per il momento presente senza pensare alle conseguenze. Loro si che vivono nel qui ed ora, ma questo forse è troppo.
E' ancora presto e finalmente riesco a partire col fresco e in direzione del confine dove arrivo rapidamente.
Qui la speranza è di riuscire in qualche modo a passare nonostante non abbia la tessera di vaccinazione con la febbre gialla. Spiegherò in separata sede questo punto, ma per scelta non ho fatto e non voglio fare nessun vaccino.
Arrivo bello fresco alla frontiera del Kenya e all'uscita il dottore mi chiede la tessera delle vaccinazioni. Faccio finta di cercarla e di averla quindi probabilmente persa e senza battere ciglio mi dice che me la rifa lui, perché poi alla frontiera della Tanzania me la chiederanno di sicuro. Mi fa entrare negli uffici e mi dice che, visto che avrò sicuramente fatto il vaccino basta solo rifare la tessera, ma li per li non sono sicuro di aver capito bene. Andiamo nell'ambulatorio dove c'è un altro ragazzo che poco dopo viene siringato. Io intanto mi preparavo cosa dire in caso invece volesse farmelo. Lo vedo invece prendere una tessera nuova e, appena uscito il ragazzo e siamo soli nella stanza mi dice, "devi solo firmare qua" e mi chiede 1000 shellini cioè 10 euro. Mi dice che se avessi dovuto rifarla all'altra frontiera mi avrebbero fatto pagare 50 euro. Lo ringrazio e vado via e mi rendo conto che è stato molto ma molto più facile di quel che pensavo. Attraverso la frontiera Tanzanese e sono finalmente in Tanzania. Appena fuori dalla zona della frontiera inizia una strada enorme, stupenda praticamente nuova. Un enorme e largo biscione che si estende fino all'orizzonte e alle nuvole bianche sul cielo azzurro. Cambio gli scellini Kenyoti con quelli Tanzanesi, faccio colazione coi soliti fagioli e parto. Per la strada non c'è nessuno, o quasi. Il paesaggio è stupendo e quasi non riesco a pedalare perchè mi fermo ogni 200 metri a fare foto, video e ad ammirare. Dopo un pò la novità scompare e inizio a pedalare sul serio. La destinazione di oggi è a Tanga, in totale da Perani dove ero partito sarebbero 80km, non male. Lungo il percorso faccio tappe acqua, pomodori e banane. Scherzo un pò con i bambini che ad ogni pausa mi attorniano e mi riposo sotto le ombre di stupendi alberi sotto i quali sembra esserci un altro clima, non più Africano. A metà strada verso l'una mi fermo in un negozietto a mangiare dell'altra frutta e conosco il leader del villaggio, con il quale faccio amicizia e inizia una bella e lunga chiacchierata. Riparto verso le 15.30 riposato e pronto a macinare altri chilometri. Dopo un pò, in discesa decido di fermarmi e cambio marcia bruscamente mentre freno. La catena si aggroviglia e va a toccare il disco che protegge i raggi e quasi blocca la ruota posteriore. Mi fermo, cioè scendo visto che ormai ero già fermo e sistemo la catena. Poco dopo passa un tizio in bici, una bici locale pesante e da trasporto ma in questo momento scarica. Mi chiede dove vado e gli dico che sto andando a Tanga, mi dice che ci va anche lui e mi fa cenno di seguirlo per andare assieme. Accetto la compagnia e inizio a seguirlo. Pedaliamo assieme, dure salite in silenzio solo dandosi un cenno con lo sguardo per motivarci e sentirci uniti nello sforzo, per poi filare giù in discesa con abbastanza fiato da scambiare due parole. Qui la strada è tutta così, lunghe salite e lunghe discese. Non ci faresti molto caso in macchina, ma in bici le senti tutte. Lui però è un treno, e nonostante la bici che ha e senza rapporti riesce a starmi dietro anche sulle salite. Li per li mi sentivo una schiappa vedendolo sempre a fianco a me, poi però ho pensato che ho minimo 15kg di bagaglio sulla bici senza contare che lui pesava 40kg bagnato. Questo comunque non diminuisce l'epicità di questa gente, che si fa in giornata 50 60 km e oltre con bici scassate e pesanti sotto il sole cocente senza battere ciglio. Lungo la strada si unisce un terzo compagno anche lui diretto a Tanga. Ci motiviamo tutti assieme e pedaliamo come treni. Ad un certo punto però cambio rapidamente per fermarmi e succede di nuovo. La catena scavalca l'ultimo rocchetto posteriore, si aggancia ai raggi con forza inaudita strappandone letteralmente due e blocca di netto la ruota. Resto perfettamente in piedi grazie al peso della bici. Scendo e mi rendo conto del disastro. Vedo inoltre che non c'è più il dischetto che protegge appunto i raggi e capisco che dev'essersi rotto nel caso precedente e per questo la catena ha potuto agganciare i raggi. Quante volte nella mia vita ho visto quel disco senza mai davvero capirne l'utilità. I miei due amici appena hanno visto la scena si catapultano letteralmente dalle bici lasciandole per terra e vengono a vedere cos'è successo. Iniziano a guardare, toccare e commentare cercando di aiutarmi in tutti i modi. Piegano i raggi rotti agganciandoli ad altri raggi per non farli entrare nel cambio e fare altri danni. Io li guardo e mi stupisce la loro sincera gentilezza e desiderio di aiutare. Pare quasi essere amici da tanto tempo. Provo a partire comunque ma la ruota ora è così imberlata che ad ogni giro tocca il telaio e si frena tanto che quasi non riesco a pedalare. Scendo e provo a piegare il cerchione con il piede, ma serve davvero a poco. I miei amici intanto devono continuare il viaggio e mi salutano calorosamente. Mancano pochi chilometri a Tanga ma mi rendo subito conto che è un impresa quasi impossibile, ad ogni giro della ruota quasi mi fermo e per quanto mi sforzi non riesco a prendere velocità. Riprovo a piegare il cerchione e piano piano riduco un pò l'attrito. Guardo il copertone per capire i danni che lo sfregamento produce e non vedo granché. Dopo quaranta minuti di sforzi vuoi la discesa e le salite diminuite, vuoi che devo essere diventato fortissimo la bici inizia a tornare usabile. Quasi in città, fermo per una pausa ritrovo il mio amico, il primo che avevo incontrato. Facciamo gli ultimi sforzi di nuovo assieme e poi ci salutiamo in una vera e propria festa, lui che mi da il suo indirizzo e i suoi contatti e mi abbraccia come un fratello facendomi capire che oggi per lui è stata una giornata fantastica. Ormai sono in città. Cerco una guest house e trovo un hotel economico con ristorante annesso e con di fronte un bel negozietto traboccante di frutta!! E' il posto per me e scelgo senza pensarci troppo! Controllo la bici e guardo il copertone. Strano, non vedo segni di usura. Guardo un pò più in alto sul bordo e spalanco la bocca. Altro che non ci sono segni di usura, la gomma è sparita nel punto in cui toccava e si vedono chiaramente i cavi d'acciaio della struttura del copertone. Tuttavia sembra ok e non mi preoccupo troppo.


Giorno QUATTRO

Passo due notti a Tanga, sistemo la bici e mi ritrovo con un cerchione d'acciaio made in China che non volevo ma che il meccanico ha messo perchè a suo dire non c'era in città un cerchione d'alluminio. Mi rassegno pago e mi organizzo per partire. Oggi no ho una meta particolare, l'idea è riprendere la statale nuova che ho preso per arrivare qui direzione Dar es Saalaam. Parto nella direzione che mi pare più sensata ma inizia uno sterrato. Lo percorro stoico e convinto che prima o poi diventerà quella strada bellissima ed enorme. Nel frattempo vi passano a fianco enormi camion che trasportano terra e sassi, moto taxi e macchine alcune sfrecciando. Dopo circa 6 km qualcosa non mi torna e guardo la mappa. E ovviamente scopro che la mia strada era un altra, e che quella che ho preso è quella costiera che va fino a Bagamoyo passando per i villaggi di pescatori. Chiedo un pò in giro e il mio sospetto è confermato, è tutta sterrata per almeno 180km!!!! Un dettaglio questo che non si poteva capire dalle mappe. Penso che è una follia, ma guardo la mappa e vedo che lungo il percorso si passa attraverso il parco nazionale di Sadaani, che assieme ad un altro in Asia sono gli unici due al mondo a sconfinare nell'oceano. Vedo delle foto in internet con elefanti, leoni e altri animali in mare, stupendo!! Mi tenta e penso che potrei anche farlo, passare per il villaggi di pescatori e godere della lentezza e di una zona meno trafficata. In compenso mi risparmierei almeno 150 chilometri visto che la strada grande fa un giro lungo per arrivare a Bagamoyo e Dar es Salaam. Passo un eternità nell'indecisione e nel dubbio di star facendo un enorme cazzata a scegliere lo sterrato, anche perchè una volta preso non c'è di tornare sulla statale. L'unico modo è a circa metà strada prendere sempre una sterrata che collega la costa con la statale, oltre 40km, poco meno di continuare fino a Bagamoyo. Tuttavia resto su questa strada e inizio a pedalare. All'inizio è dura perchè l'unico punto in cui si può pedalare senza continui balzi e buche è una fascia di circa 40 cm al limite esterno della carreggiata, che è stata ormai battuta dal continuo passaggio delle moto. Poco più a sinistra e ci si impianta sulla terra, poco più a destra e si inizia a ballare col rischio di spaccare davvero tutto. Passo la prima ora a impiantarmi e saltare al volo dalla bici "cadendo" sempre in piedi, con tutta felicità dei vari spettatori che si godono il muzzungu volante. Piano piano imparo e inizio ad andare più fluido, notando che nel punto giusto non è poi così male e si va pure rapidi. Tanga inizia ad essere lontana e il paesaggio inizia ad essere spettacolare, fatto di soli villaggi, natura e gli stupendi colori del cielo e dei vestiti delle molte donne coi propri bambini. Pausa pranzo da locali con immancabili fagioli e si riparte. Arrivo al tramonto a Pangani stanco ma soddisfatto dopo circa 45km di sterrato!! Cerco una guesthouse e trovo una sistemazione abbastanza economica per 15000 scellini cioè circa 6 euro. Scopro tuttavia presto che non sarò solo, ma condividerò il bagno con un ragno grande quasi come una mano. Con lui mi accorderò per un quieto vivere e un "se ci sono io non ci sei tu e viceversa". 

Pagani è una bella cittadina, stupenda per il suo puro animo Swahili e ancora non toccata dal turismo di massa quindi ancora molto vera. Dalla mia guesthouse il mare è a 200 metri e appena sistemata la mia roba e cenato con una bella insalata fatta in casa, decido di farmi due passi in spiaggia e magari un bagnetto al chiaro di luna. Esco in spiaggia e mi accoglie un cielo incredibile, la via lattea visibile e interrotta solo da bianche nuvole qua e la. La spiaggia è lunghissima, c'è bassa marea e il rumore del mare è lontanissimo. Cammino un pò con la luce e un pò senza, arrivo all'acqua e mi tuffo. In acqua vengo accolto dalle mille luci della bioluminescenza. Stelle in alto e stelle in basso dentro all'acqua. Nuoto e sguazzo in questo spettacolo mentre guardo il profilo della vegetazione alla fine della spiaggia. Penso al potere delle scelte, della libertà, sono in Tanzania da solo, libero e sto facendo il bagno di notte. Stupendo!!


Giorno CINQUE

Il programma del giorno dopo sarebbe partire già per Sadaani. La mattina mi preparo e a vado verso il primo meccanico per sistemare due cosuccie di poco conto. Ne trovo uno sotto uno stupendo albero all'inizio di una suggestiva via del villaggio. Sotto all'albero molte bici gambe all'aria, pezzi sparsi, il meccanico che col suo ritmo lento e pacato fa il suo lavoro e un gruppetto di 5 6 ragazzi più un uomo sulle cinquantina vestito da musulmano. Mentre aspetto che mi sistemi la bici mangio qualche pomodoro per assicurarmi la mia dose di minerali prima della giornata sotto il sole. I ragazzi commentano e ridono, al che l'uomo mi spiega, in perfetto Inglese, che per loro è strano vedere qualcuno mangiare pomodori così. Mi stupisce il suo Inglese, da quando sono entrato in Tanzania è la prima persona che incontro che parla così bene. Spiego perchè i pomodori sono così salutari e lui mi dice che qui la gente manca di informazioni e cultura a riguardo, non sanno cosa contenga il cibo in generale e cosa faccia bene e perchè. Parlando con lui mi rendo conto che forse sarebbe un ottima occasione studiare un pò di Swahili con lui. Glielo propongo e di primo acchito mi rimbalza da una persona che conosce. Io gli dico che voglio lui e capisco che non ha mai insegnato prima ma anche che forse per qualche motivo è la persona giusta. Lui accetta e ci accordiamo per uno stile di lezioni dinamiche, cioè girando per il villaggio, incontrando i locali e scambiando idee e opinioni, il tutto ovviamente condito con l'apprendimento di parole e frasi in Swahili al modico prezzo di dieci dollari al giorno per due giorni.
Saranno due giorni davvero interessanti assieme al mio "Mwalimu" (insegnante) Adan, bevendo caffè e kashata con i locali, imparando frasi e nuovi vocaboli e ascoltando loro conversare facendo attenzioni ai bei suoni di questa stupenda lingua.


Griono SEI

Passano in fretta i due giorni a Pangani ed è ora di riprendere il viaggio. Bella esperienza e credo di aver fatto bene a scegliere di restare e conoscere meglio questo villaggio. Tuttavia negli ultimi due giorni ho purtroppo dormito da schifo. La prima di queste due notti ero ancora nella guest house trovata appena arrivato. Quella notte. l'amico ventilatore sul soffitto che faceva la differenza tra un bagno di sudore e un decente riposo, si fermava di colpo. Era un black out in tutto il villaggio che durò poi tutta notte. E fu bagno di sudore. Non ho più chiuso occhio, riuscendo a dormire solo un paio d'ore in totale. Grondavo sudore senza muovere un muscolo. La seconda notte per evitare di ripetere l'esperienza avevo deciso di farla in tenda in un campeggio a due passi dalla spiaggia. Il pomeriggio mentre piantavo la tenda c'era una deliziosa aria che arrivava diretta dentro la tenda posizionata con la porta verso il mare. La notte però purtroppo dev'esserci stato un black out anche della natura, perchè la deliziosa arietta era del tutto scomparsa, non una bava di vento. Dentro la tenda si grondava senza muoversi, e se aprivo anche di poco venivo divorato da decine di zanzare fameliche. Morale, anche la seconda notte ho dormito due ore. Ora, il giorno della partenza avevo quattro ore di sonno in due giorni, ero cotto ma non vedevo l'ora di partire sperando in un posto più fresco per la prossima notte. Arrivo al porticciolo dove un traghetto tipo chiatta trasporta persone, macchine e camion dall'altra parte del fiume. Dall'altra sponda riparte la strada sterrata verso Sadaani. Incontro al ferry un ragazzetto che mi si appiccica senza chiedere nulla e senza motivo apparente. Dice solo che lui aiuta sempre i muzzungu, prende con me il traghetto e dall'altra parte inizia a seguirmi dicendo che mi accompagna fino a Sadaani. Cerco di scrollarmelo ma non ho la forza di impormi e spero solo si stanchi lui. Fino a Saadani sono 80km e mentre attacchiamo la salitina che porta in cima dove parte la strada, penso che non capisco davvero che intenzioni abbia. Arriviamo in piano e dopo poco la solita ruota posteriore di blocca di colpo. Di nuovo come andando a Shimoni una delle borse posteriori si infila dentro i raggi. Riparto e di nuovo la ruota è storta..pare proprio non possa avere tregua con questi problemi tecnici. Il ragazzo di dice che li vicino c'è un meccanico e ripartiamo, ma la borsa che pareva essere in posizione rientra nei raggi. Guardo e analizzo e scopro che la stessa struttura rigida della borsa si è deformata facendola piegare con un angolo verso la ruota. Il ragazzo mi da la sua bici e lui prende la mia portandola a mano e con un braccio tenendo la borsa fuori da raggi, perchè ormai è letteralmente impossibile non farla entrare. Dopo poco arriviamo da quello che lui aveva definito un meccanico, ma che invece scopro essere suo fratello con altri amici in quelle che è il suo villaggio di nascita. Lascio la roba pesante e tengo solo i valori e con le bici voliamo giù di nuovo dal vero meccanico. Esce che questo non ha i raggi che servono, allora di nuovo col traghetto dall'altra parte da un altro meccanico. Torniamo dal primo che finalmente mi sistema la ruota e partiamo di nuovo verso il villaggio. Arriviamo da suo fratello e assieme escogitano un rudimentale sistema Africano per evitare che le borse entrino nei raggi. Finito il lavoro, li ringrazio calorosamente, ci scambiamo un infinita serie di "Stretta di mano Africana" e parto sempre col mio amico al seguito, che pare sempre volermi accompagnare e dice che dormirà li per poi ritornare il giorno dopo. Io un pò voglio scrollarmelo di dosso e gli dico che non serve, al che lui ridimensiona e dice che mi porta fino all'inizio della "strada principale". Siamo a poco dalla strada e la sella che già nei giorni scorsi aveva iniziato a muoversi si mette in posizione del tutto contraria a quella anatomica. Sono davvero stanco, un sonno mortale e non ne posso più degli imprevisti tecnici. Sistemo un pò la sella e mi rendo che gira perchè l'adattatore che entra nel tubo e che dovrebbe essere un pezzo unico è in realtà spezzato. Inoltre il tubo stesso si è piegato all'indietro sotto il mio peso. Altro pensiero va al mio caro amico di Mombasa, col suo sisi 4000km eccome, nessun problema!! Inoltre scopro di aver perso uno dei due guantini da ciclismo, vitali per ore di manubrio con tutte quelle sollecitazioni. Torniamo indietro qualche minuto e troviamo il guanto e penso che anche con la sella messa così voglio andare avanti, mi viene da vomitare al solo pensiero di tornare indietro. Il ragazzo però mi convince a tornare e stare da loro a dormire e mangiare tutti assieme in compagnia. La proverbiale insistenza Africana, e la mia stanchezza decidono per me e cedo, inoltre sono ormai le 16 e ha più senso riscendere per aggiustare la sella che andare soltanto fino al prossimo villaggio. Torniamo a casa sua, lasciamo tutto giù e rivoliamo al paese, traghetto di nuovo e siamo di nuovo a Pangani. Qui inizia un epopea di un paio d'ore in cui rimbalziamo mille volte da un meccanico all'altro perchè nessuno sembra avere un tubo e un adattatore per la sella. Un pezzo ce l'ha un meccanico e uno, forse, l'altro. Il ragazzetto si affaccenda di fronte ai letargici meccanici per smontare la sella. Chiede a me gli utensili, sia il ragazzetto che il meccanico, al che mi scappa più di una volta un "ma non è lei il meccanico? Avrete pure qualche attrezzo senza dover chiedere i miei no?". In tutto questo scopriamo pure che il portapacchi si è spezzato nel punto dove si avvita alla sella, al che inoltre dovremo fare una visita all'officina per farlo saldare. Sono sempre più incredulo e ormai sto davvero maledicendo il tipo di Mombasa che mi ha venduto la bici e ha messo un portapacchi non abbastanza solido. Con l'aiuto di qualche santo riusciamo a sistemare sia la sella che il portapacchi e ripartiamo. Mi faccio un conto e tutti i soldi che ho risparmiato dormendo l'ultima notte in tenda (5000 contro i 15000 della guesthouse) sono andati in riparazioni. Di nuovo traghetto, salita e siamo al villaggio. Io sono cotto, mi stendo sui letti all'aperto, coperti da un tetto di paglia mentre i ragazzi preparano la cena gentilmente offerta da me. Il cibo tuttavia è stupendo, in 5 a mangiare con le mani questo delizioso riso, fagioli e verdure con una fame che neppure mi rendevo conto di avere. La notte dormo divinamente, all'aperto, fresco e con nemmeno una zanzara, come aveva detto il ragazzetto al quale non avevo minimamente creduto tanto mi pareva impossibile.


Giorno SETTE

La mattina finalmente fresco e riposato mi organizzo la roba e parto, dopo altri mille saluti e scambi di numeri e contatti. Finalmente posso riprendere una certa costanza, l'aria è fresca e fortunatamente il cielo velato. Mi fermo al primo villaggio per un pò di frutta e verdura e parto deciso. Fino a Sadaani son 80km di sterrato, tempo ne ho pazienza anche, stiamo a vedere, posso sempre fermarmi in qualche micro villaggetto strada facendo. Pedalo facile, concentrato e i chilometri volano. Mi fermo a mangiare qualcosa, solito chapati e fagioli, qualche chiacchiera e foto con le gentili signore e riparto. Arriva il caldo ma non lo soffro tanto, solo cerco di mantenermi idratato. A un tratto compare sulla destra uno stagno, con palma a decorazione e mi viene in mente una cosa. Non manca molto per altri villaggi ma ho sete e voglio provare il mio super filtro in condizioni reali di sopravvivenza. Scendo con la bici fino al bordo dell'acqua. E' proprio bruttina, torbida, puzzolente, calda e piena di insetti morti che galleggiano sulla superficie. Mi chiedo se voglio davvero farlo, ma penso anche che se fossi in una reale emergenza non mi farei molti problemi, soprattutto perchè il filtro è proprio nato per queste emergenze. Preparo la fotocamera per riprendere questa follia, prendo il filtro e la sua sacca. Riempio la sacca dallo stagno e raccolgo quest'acqua marroncina calda. Collego il filtro, faccio un sospiro, chiudo gli occhi e inizio a "spremere" la sacca per far passare l'acqua nel filtro. Inizia ad uscire l'acqua, che con gran sorpresa a parte la temperatura è perfettamente neutra, cristallina e pura. Bevo con soddisfazione e la guardo uscire dal filtro letteralmente trasformata. Sono davvero soddisfatto sia dell'acquisto che del test. Riprendo il viaggio e in un altra ora arrivo ai cancelli del parco dove mi dicono che mancano circa trenta chilometri per Sadaani. Attacco l'ultimo pezzo e arrivo finalmente al villaggio dove però mi accoglie una sensazione come di inospitalità. Vado all'ufficio turismo per pagare l'entrata la parco e trovo confusione e idee poco chiare. Una impiegata mi dice che se passo soltanto non serve che pago, ma poco dopo smentisce il responsabile che mi dice che se non ho la ricevuta non mi farebbero uscire. Okay, pago, cerco una guest house e della frutta perchè ho bisogni di idratarmi. Trovo la guest house, mi sistemo, vado a rifocillarmi e volo con la bici scaricata dei bagagli al farmi un bagnetto alla spiaggia 5 km più in la. Il mare però è stranamente marron fango, forse per il fiume non lontano da li, e in tutta la spiaggia non si vedono animali, nemmeno scimmiette. Da commenti su internet e dalle foto che si vedono pareva che fosse facile incontrare animali la sera e la mattina presto. Torno alla guest house e cercando il coltellino svizzero scopro di non trovarlo e in un istante mi tornano alla mente le scene della riparazione che i ragazzi di Pangani mi hanno fatto, dove avevano usato il mio coltellino. Penso che prima di partire avevo ossessivamente guardato ovunque se avessi scordato qualcosa, ma nessuna traccia del coltellino, allora mi viene il sospetto che un pò l'abbiano fatto apposta di non ridarmelo quel giorno che ero così stanco sperando me lo scordassi. Ma non voglio allo stesso tempo pensare male e decido per la versione che avrei dovuto io chiederlo e assicurarmi di metterlo al sicuro. Decido il da farsi e penso che il coltellino è vitale e devo cercare di recuperalo ma ormai se ne parla domani. Vado a cenare e la sensazione di inospitalità viene confermata dalla proprietaria del ristornate, la quale con la sua amica non fanno che guardarmi mentre mangio e ridermi in faccia parlando Swahili. Provo a interagire ma non fa che peggiorare e farle ancora più ridere. Sono stanco e non è piacevole sentirsi fissato continuamente e deriso senza poter in nessun modo partecipare. Faccio notare che non è un bel modo di accogliere uno straniero e me ne vado. Scoprirò presto che non erano le uniche ad avere questo atteggiamento, ma pare essere un pò diffuso in tutto il villaggio, boh sarà il sentirsi fighi di vivere dentro un parco nazionale.


Giorno OTTO

ll giono dopo dopo smuovo mezzo villaggio per trovare un mezzo per volare a Pangani e tornare indietro ma pare impossibile perchè la notte aveva piovuto e la strada sterrata era allagata. Finalmente trovo un tizio che in macchina va a Pangani, perfetto!! Facciamo un primi 15 km e troviamo due primi laghetti che incrociando le dita attraversiamo. Poco dopo però troviamo la strada letteralmente diventata un fiume. Al centro ci sono cumuli di sassi per dei lavori in corso e l'unica zona usabile è piena d'acqua. Il tipo prova a passare ma la macchina si pianta, e dalla mia parte, quella più immersa inizia ad entrare acqua. Avanti di sicuro non si va, tentiamo di sbloccarla e fortunatamente riusciamo a fare retro marcia. Capiamo che l'unica è tornare a Saadani e prendere la sterrata che collega con 40km alla strada principale, proprio quella asfaltata stupenda che non ho scelto in favore della sterrata costiera. Lungo la strada circa e metà troviamo un altro fiume, con quantità di fango da sabbie mobili che riusciamo a passare solo grazie alla spinta di 10 ragazzi circa che ci fanno tornare sulla terra battuta. Ci metteremo in tutto circa 5 ore dalla mattina ad arrivare a Pangani, dove una volta li troverò il mio amico che aveva con se il coltellino e dice che l'avevo lasciato sul letto, dove sono certo non c'era nulla perchè avevo controllato maniacalmente. Lo saluto e riparto. Solito traghetto e poi un ora di attesa per il bus che mi porterò a Mkwaja a 30 km da Saadani. A Mkwaja è ormai scuro e in lontananza ci sono lampi di una temporale che sta per arrivare. Cerco un moto taxi e trovo fortunatamente un pazzo che si veste da vero motociclista con tutina integrale e che per 15 dollari accetta di portarmi a Saadani dove ho tutto nella guest house. All'entrata del parco passo 15 brutti minuti quando pare non ci facciano passare per l'ora, ma spiego la situazione e ci lasciano andare. Arrivo finalmente a Saadani stanco e sfibrato ma focalizzato nel partire presto il giorno dopo. E così sarà, la mattina dopo. Parto presto e mi godo il fresco della mattina e il silenzio nel parco. Avvisto qualche "pumba", qualche antilope e poco più, faccio foto e video e presto mi trovo al cancello d'uscita. La meta è Bagamoyo a circa 60km da Saadani e dal cancello in poi, a parte il caldo è un piacere pedalare con quel paesaggio stupendo. Villaggi, donne coloratissime che lavano i panni, bambini e un cielo e nuvole incredibili. In lontananza inizia a formarsi un temporale e dopo pochi chilometri ho qualcosa molto simile ad una visione.. L'ASFALTO!!! Non avrei mai pensato di provare gioia per quell'ammasso di bitume, ma dopo 180km di sterrato, fango, buche e sussulti, vedere quel tavolo da biliardo, perfetto e così sicuro mi fa scappare un sorriso. Mi fermo a mangiare evitando di pochi minuti una pioggia torrenziale che dura almeno un ora. Riparto e mi rendo conto che manca davvero poco a Bagamoyo, dove appena arrivato cercherò come da routine una guest house per sistemarmi e prepararmi per partire l'indomani per Dar, ma questa sarà un altra storia.

venerdì 17 marzo 2017

We are one - Siamo uno

(English below...)

Abbiamo appena toccato i 5km e iniziamo a tornare verso il villaggio. Cuore, fiato e religioso silenzio tra noi due, rotto solo dalla musica dei nostri piedi sincronizzati che ci fonde in un profondo dialogo dove tutto è uno. Il corpo risponde bene, ma un pò di stanchezza già la sento. La mente e lo spirito tuttavia sono al massimo, mi sento vibrante e sento che tutto può accadere...

Ma facciamo un piccolo salto indietro..
Sono a Shimoni da ieri mattina, piccolo villaggio sulla costa, paradiso dello snorkeling e diving e mille altre attività. Vengo da dieci splendidi giorni a Diani beach, dove avevo previsto di stare solo un paio di giorni ma dove anche li ho trovato una sintonia e sinergia uniche con un Tedesco e una Kenyota. E ora sono qua, seconda tratta lunga in bici, gambe come pistoni e tanta voglia di macinare chilometri. Tuttavia qualcosa mi aspetta qui..
Al mio arrivo dopo quindici chilometri di strada sterrata super dissestata cerco allo sfinimento un posto economico ma comodo dove dormire, solo dopo un paio di ore un ragazzo che lavora in un costoso lodge dove ho chiesto informazioni mi da una dritta e mi porta in una guest house dove con 1000 scellini a notte me la cavo con camera con letto a due piazze, ventilatore e bagno in camera. Con Sami, il ragazzo del lodge inizia già una bella amicizia e si finisce a parlare di corsa e maratone. Anche lui si allena molto e ci si promette di andare a correre assieme uno di questi giorni. Più veloci della luce già oggi ci accordiamo per una corsetta sulle 18.30. La mia giornata alle 18 potrebbe già essere finita, perchè sono in piedi dalle 8 per un'escursione di Snorkeling che mi lascia soddisfatto ma anche bruciato dal sole e stanco. Ma qui siamo giovani, attivo le batterie nucleari, infilo le mie five fingers e vado all'incontro con Sami che è già pronto e carico. Il giro è di circa 10km lungo la statale, o come candidamente la chiamano alcuni qui "l'autostrada" - una strada tutta sterrata, sassosa e sabbiosa che porta alla strada principale, dove poi questa corre lungo la costa e porta, verso sud, in Tanzania. Arriviamo ai 5km, ci giriamo e torniamo indietro.
Ed eccoci qua, carichi come molle, ed io con questa sensazione di poter osare.
Dopo poco vedo in distanza un folto gruppo di bambini e Sami dice che sono tipo un gruppetto sportivo. Mi viene una della mie pazze idee e decido di accelerare e passare tra loro a braccia alzate, come tagliando un traguardo immaginario urlando qualcosa come "E il muzzungu va a vincere la maratonaaaa contro il Kenyotaaa!!!".. e qui inizia la magia pura! I bambini, non curanti di qualunque cosa avessi potuto dire, iniziano ad urlare eccitati e a correre assieme a noi. Uno di loro appena le urla scomposte di placano inizia a cantare canti di incitazione e motivazione tipo i marines, che sembrano tutti conoscere e che tutti rispondo con cori potenti da pelle d'oca. Sono circa 20 bambini, dai 5 anni ai 10 circa. Magia magia magia, non ci sono altre perole. Brividi sulla schiena e la stanchezza che perde ogni significato, sopra quest'onda spumeggiante che mi spara in orbita  a sfiorar le stelle. Sono incredulo, davvero un regalo unico. Lungo il percorso si aggiungono bambini che non vogliono perdere l'onda e il gruppo cresce fino a circa 25 30 elementi. Rientriamo al villaggio e la gente ci guarda stupefatta, un muzzungu e un Kenyota che corrono circondati da bambini che urlano di potere come neppure gli All blacks. Il mondo definitivamente dovrebbe essere dei bambini, e forse quelli Africani rivestirebbero le più alte cariche. Giriamo a sinistra verso il centro del villaggio e una gigante, giovane, gialla e rotona luna appena sorta appare in perfetta composizione con la stradina attorniata dagli alberi. Non voglio di più, non datemi soldi, fama, oggetti..solo il potere di creare e manifestare e materia grezza, sensibile, risonante che risponda. Scintille di potere divino che sotto forma di bambini mi ricorda quanto siamo potenti. Arriviamo al cancello del lodge, salutiamo i bambini che mi accerchiano in un abbraccio collettivo e Sami mi dice che vorrebbero tanto avere un pallone. Ecco che ora capisco il vero motivo per cui dovevo passare di qua, e per cui ho fatto fatica a trovare un posto dove stare.  conoscere Sami e dovevo conoscere questi bambini. Bene, so qual'è la mia missione di domani. Parlando ancora di quel incredibile momenti, Sami dice che è la prima volta che gli capita una cosa del genere, nonostante abbia già corso un paio di volte con dei muzzungu. Sono onorato, senza parole e grato per l'esperienza incredibile e come direbbe un amico, tutto è perfetto.

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We just passed the half of our run and we start coming back to the village. Heart, breath and holy silence between us, broken only by the music of our synchronized fee that merge us in a deep dialogue where everything is one. My body react well, but I can feel a little bit of tireness. My mind and spirit tough are at the top, i feel vibrant and I know that everything can happen..

Ok but let's have a quick flashback..
I'm in Shimoni from yesterday morning, a small village on the coast, snorkeling and diving paradise and many other activities.
I'm coming from ten amazing days at Diani Beach, where I planned to stay only a couple of days but where I found a great connection with a German guy and a Kenyan girl. So now I'm here, second long part of cycling, legs like pistons and lot of need of hitting road. However here as well something is waiting for me..
At my arrival, after fifteen kilometers of dusty and bumpy Road I search like crazy a cheap place where to sleep. Only a couple of hours later I'll meet a guy working in an expensive lodge and that gives me a hint about a good but cheap guesthouse where I can stay with 1000sh at night and have private room with double bed, fan and private bathroom wow!
With Sami, the guy who's working at the lodge there's already a good feeling and a friendship and we discover something in common like the passion for running.
He also trains a lot and we decide to go running together one of these days. Faster than light we agree for today at 18.30. At 18 my day could be already finished, cause
I'm active from 8 for a snorkeling excursion that left me very satisfied but also tired and burned from the sun.
But we are young and I activate my nuclear batteries and I go to meet Sami that is ready and warmed up. Our run will be about a 10km along the road, or "highway" as they call it here - a bumpy dirty and sandy road that connects Shimoni's village to the main junction where the costal road in going to Tanzania on the south.
Once we get to the first 5km we turn and start coming back to the village. Here we are full of power and me, with a strong feeling that I could dare anything. After a while
we see a big group of kids along the road, Sami says they are something like a football group. One of my crazy ideas lights up my mind and i decide to accelerate and pass through them with my arms raised like in a victory mood cutting an imaginary finish line screaming something like "and the muzzungu win the shimoni's marathons against the Kenyan"
And here's where starts the magic.. The kids starts running with us and screaming. One of them when the screaming ends starts leading some motivational songs like the marines, and as everybody seems to know the songs they answer with goose bump giving choruses.
They are about 20kids, from 5 to about 10 years old. Magic Magic Magic, there's no other words! Shivers on my back and my tiredness that loses every meaning, surfing this spumeggiante wave that send me in the space touching the stars. I still can't believe this, a truly unexpected gift!! Along the way other kids join us cause they don't want to miss this, and the group grows to about 30 kids plus us. Passing through the village and everyone look at us, a muzzungu and a Kenyan running together surrounded by screaming kids more powerful than the All Blacks. The world should definitely be owned by children, and maybe the African should hold the highest charges.
Once in the village we turn left and a gigantic, young, full, round moon in perfect composition with the path and trees. I don't need more, don't give me money, fame, objects.. Only give me the power of create and raw matter, malleable and sensible to the energy.
Sparkles of diving power, the kids reminds me how powerful with are. We get to the lodge gate, say bye to the kids with a huge hug all together and Sami tells me that they would need a ball for playing. Now I understand the whole picture, I understand why I had to come here, to know Sami and meet the kids. Good, I know what's my mission tomorrow. We keep talking about that amazing moment, and Sami says it's the first time that happens, even tough he already run with other muzzungu. I'm honored, speechless and grateful for the incredible experience, and as a friend of mine would say, everything is perfect!!

giovedì 2 marzo 2017

Arresa al Dio viaggio.. - Surrender to travels God

(English below..) 

Ok, l'ultimo mio post mi fa arrivare a Mombasa o almeno quasi.
Il viaggio in bus è stato abbastanza scomodo, ho dormito poco e non sono riuscito come speravo a scrivere nulla. Semplicemente non c'era nessun tavolino attaccato al sedile di fronte al mio. Sprofondo nel viaggio e nonostante il sonno superficiale le ore passano in fretta e mi trovo a Mombasa. Una volta li, passo qualche ora in un bar ristorante, con la testa in una bolla di calore, sonno e confusione. Il caldo è insopportabile, umido e il sole già spacca alle 9 di mattina. Ho assoluto bisogno di dormire e dormire bene e comodo. Cerco e trovo un resort con aria condizionata in camera, e già mi pregusto il sonno ristoratore. Arrivo in hotel mi sparo un paio di ore di sonno e decido di uscire per farmi due passi verso la spiaggia. C'è un flusso di gente che va e chiedo ad un tipo la direzione per la spiaggia. Mi indica e mi dice che però non è di qua, ma dell'Uganda. E' FESTA!! Parte una sequenza di "Obulami bulungi", "Kyakaby nyo", "Gyebale ko" come fossi pure io Ugandese e dopo anni che vivo all'estero trovo un fratello Ugandese. Passeggiamo assieme verso la spiaggia e parte una bella chiacchierata. Mentre siamo lungo la spiaggia una ragazza ci passa accanto e ci saluta, lui mi fa notare che lei cercava la mia attenzione ma io sono più interessato alla nostra chiacchierata. Lasciamo dopo un pò la spiaggia e tornato su passiamo di fronte ad un bar dove la tipa di prima mi spara un sorrisone al quale rispondo preso alla sprovvista. Torno all'hotel, saluto Timothy e penso che un pò mi stuzzica tornare al bar e fare due chiacchiere con quella ragazza. E' buio, Prendo la via del bar, per lo meno quella che credevo fosse la stradina giusta e mi trovo dopo un pò nel nulla..quasi zero luce e un cielo stupendo con sporadiche nuvole bianche tra le quali scintillano chiarissime stelle. Penso alla mia fotocamera e alla foto che potrei fare, ma penso anche che da questa parte non vado dove volevo, decido quindi di fare dietro front. Passando per la stessa stradina vedo al buio due figure femminili e dico "Mambo" ("ciao") e si gira una delle due e scattando fa "ah allora ti ho ritrovato!!" ed era proprio quella ragazza di prima. Coincidenza davvero curiosa considerando la quantità di viuzze sperse che ci sono e la poca probabilità di trovarsi così. Ci incamminiamo assieme verso il villaggio e in 5 secondi mi invita ad una serata Raggea in un locale. E' così che la mia quinta notte invece di riposare si trasforma nella mia quinta festa fino al mattino. Serata davvero unica, sul già sperimentato Raggea ballando con una matta ragazza rasta con la quale pare conoscersi da chissà quanto tempo e che passerà la serata a dirmi che devo essere "matto" per essere come sono sena bere una goccia d'alcol. I due giorni seguenti sono cotto al punto che quasi mi pare di avere la febbre. Nel dubbio mi metto a digiuno fruttariano, bevendo molti liquidi e dormendo più che posso, tornando a regime in due giorni e completando la missione bici come già postato in un post precedente.
Parto verso Mombasa ma mi prendo un pò tardi nei preparativi della bici. Prendo la statale e penso che è meglio fermarsi all'ostello che ho visto in internet, davvero economico e pare ben frequentato da colleghi viaggiatori. Percorro rapidamente i 10km che mi separano e mi trovo all'ostello. Il mio piano è quello di stare un o due notti e continuare verso Diani beach, 34km più in la lungo la costa a sud di Mombasa. La mattina dopo facendo colazione conosco altri viaggiatori e come immaginavo questo è il tipico covo per gente come me e mi trovo subito bene. Nel giardino vicino alla piscina e a due passi dal bar prendo posto ad un tavolone che diventerà il mio ufficio e che scopro già essere l'ufficio di altri due viaggiatori. 



Questi sono Alankar un programmatore freelance Indiano, un nomade digitale cittadino del mondo che da molti anni surfa questo pazzo mondo. L'altro è un signore è Evaristo Spagnolo dei Paesi Baschi che alla tenera età di 72 anni viaggia per il mondo e, attenzione rullo di tamburi, senza parlare UNA parola di Inglese e che in particolare sta per comprare un biglietto per andarsene un paio di mesi in India. Nasce intesa e complicità con entrambi, soprattutto con Alan con il quale scopriamo di avere interessi in comune.

Ma torniamo ai miei piani.. .. i piani, esattamente quelli che puoi raccontare a Dio se vuoi farlo ridere. E infatti come già so in un viaggio questo diventa la regola, o quasi. Quando abbiamo un obiettivo in un viaggio come questo, di lunga durata e con molte variabili, tutto si riduce ad un seguire il flusso, essere flessibile ma mantenere ben chiaro l'obiettivo. Nel viaggio gli inconvenienti sono all'ordine del  giorno, ma più che altro ci sono opportunità. Le opportunità, gli incontri, e il ripianificare le tappe e il percorso è quello che capita più spesso. Mentre però in un viaggio senza particolare meta e parecchio tempo questo diventa spesso la bussola che ti guida, in un viaggio come il mio diventa la ricerca di un delicato equilibrio tra il non perdere le occasioni che si presentano e il mantenere la "rotta". La meta o l'obbiettivo diventa come la deriva di una barca, tiene la rotta stabile ma non impone per forza una direzione e un tempo. Ecco tutto questo per dire che qui all'Ostello alle porte di Mombasa nel mio intendo di organizzarmi e partire rapido verso la Tanzania ho conosciuto delle persone ed è nata una scintilla. Ecco il viaggio, ecco l'unione di altre identità fluide, rese liquide e malleabili dal potere del viaggio, che quasi del tutto sconosciute, messi da parte tutti i convenevoli e i tempi della vita ordinaria trovano un punto comune e si uniscono per un avventura che ha il sapore di una gita tra amici di vecchia data. Tutto inizia con una coppia di Spagnoli che si aggiunge al tavolo dove un Indiano programmatore freelance e un Italiano (il sottoscritto) chiacchierano di viaggio, fotografia, vita e cazzate e lanciano l'idea di un safari di due giorni. L'Indiano accetta al volo e l'Italiano vede da un lato il su percorso stabilito e dall'altro una scintillante nuvola quantistica che sta per avvolgerlo e decide di entrarci, tuffarsi nel flusso e onorare il "Dio viaggio" che ha deciso per lui questo evento. Ecco che i quattro, quasi sconosciuti si trovano complici di una piccola avventura in un safari di due giorni in Kenya.


Ok, in the last post i was about to arrive in Mombasa. The bus trip has been quite uncomfy, i've slept just few hours and i couldn't write anything like I wanted to. On the front sit there was any small table so I just gave up to the writing. I sink deeply into the trip and I quickly find we are in Mombasa. Once there, I spend some hours in a restaurant, with head in bubble of heat, lack of sleep and confusion. The heat is unbearable, humid and the sun is already burning at 9 o'clock. I absolutely need some sleep and to really sleep well and comfortable. I search and find a resort with air conditioning and I already think about my good deserved sleep. Once there I sleep a couple of hours and then decide to get out to reach the beach. There's a swarming of people and I ask a guy directions for the nearest beach. He tells me where to go and says he's not from Kenya, but from Uganda. It's like a party!! We start a sequence of "Obulamu bulungi", "Kyakabi nyo", "Gebale ko" like if I was myself and Ugandan and after many years living abroad I meet an Ugandan brother. We walk together and have a very good chat. While we are at the beach a girl pass near us a say hi, he makes me notice that she was actually looking for my attention, but I'm more interested to our conversation. We leave the beach after a while and passing by the beach bar she smiles at me from on of the tables and I answer back automatically. 
Once back at the hotel I say bye to Timothy and think that I'd like to come back at the bar and see If I can find her. It's dark, I take my way to the bar, or at least the way I thought was the one to the bar but after a while I'm in the nowhere.. Almost no light and a gorgeous sky with some white clouds and amazing stars. 
I think about my camera and the pics I could take, but I also think I need to come back cause here there's not what I'm looking for.
Passing by the same path I see the shapes of two women's and I say "Mambo" ("Hi") and one of these quickly turns around saying "as so I found you!!", and she was really the girl I met at the beach. Curious coincidence considering how many lost paths there are and how low was the chance of meeting us again like this. We start walking together and 5 seconds later she invite me at a reggae night in a club. And that's how my 5th night turn out to be my 5th party till the morning light. Anyway really unique evening, on my already "seasoned" reggae dancing with this crazy rastafarian woman with whom seems to know each other since a long time and that she will spend the evening telling that I must be crazy to be able to be like I am with no alcohol. The next two days I was tired at the point of feeling like sick. To be sure and avoid it I put myself at fruitarian regime for two days, sleeping more than I can and coming back in shape in two days for then going to Mombasa for the bike mission. Comes the departure day but I take more time than planned in getting my bike packed with my luggages. I'm on the road to Mombasa but I think it's better to stop at the hostel that I saw in the web, really cheap and seems well frequented by other travelers. I quickly cover the 10km from the resort to the hostel. My plan is to stay one or two nights and then go to Diani beach, 34km in the South Coast after Mombasa. The next morning having breakfast I know other travelers and as I already know this is the typical place for people like me and I feel really good. In the garden near the pool and close to the bar I take place at a big round table that will become my office and that I discover being already an office for other two travelers. These are Alankar a freelance programmer from India, a digital nomad citizen of the world that surfs this planet in this way since many years. The other is Evaristo, a Spanish man from Pais Bosco that at the young age of 72 travels the world, and nothing less than WITHOUT speaking any word of English. 
He is also about to buy a ticket to India to go there traveling for a couple of Months. A very good friendships and complicity especially with Alan with whom I share many subjects. 

But coming back to my plans.. My plans exactly, the same plans you can tell God if you want to make him laugh, and this laughing actually becomes almost the rule in a trip like this. 
When we have a goal in a trip like this, a long term trip and with lot of variables, everything is just about following the events unfolding, being flexible but keep well in mind your goal. In a trip the unexpected is the rule, but more than this are opportunities. The opportunities, the encounters and replanting the way it's really common. However while in a trip with no particular goal and lot of time this attitude becomes your compassion, in a trip like mine is a delicate search of a balance between not missing opportunities wile keeping the route we planned. Our goal then is like a centerboard for a sailing boat, that keeps the route but don't impose and limit with an strict time and direction. 
OK all this to say that here at the Hostel close to Mombasa, while I was organizing my departure to the next stop I met some friends that I still didn't know I had and a sparkle came out. This is the trip, this is traveling, this is the gathering of other flowing identities, made them liquid and malleable from the power of traveling, and that even being almost strangers each other, they put aside all the formalities and typical timing of the ordinary life and they find a common ground, joining together for a trip with the feeling of being friends since long time. 
Everything started with a Spanish couple that comes to the "office table" where this Indian programmer and the Italian (myself..) are talking about travels, photography, life and bulls hits and they propose a two days Safari. The Indian quickly accept and the Italian sees on one side his planned route and schedule, and on the new side a shining quantum cloud that is about to engulf him and decides to let it envelope him, to dive in this flow and honor the "God of travels" that has planned this for him. 
This is how this four of ours, just fours strangers becomes part of this small adventure in a two days Safari in Kenya.