sabato 5 dicembre 2015

Una stella che danza..

Sono in ostello in questo momento da circa 6 giorni. Ho appena mangiato un enorme papaya e mi metto comodo per scrivere un pezzo per il blog. In questi giorni sto vivendo una stupenda quanto semplice quotidianità che mi sta arricchendo moltissimo e che sto cercando di prolungare giorno per giorno. Era un po che non scrivevo su questo spazio, ma come sapete questo è nato per dare sfogo e forma ad emozioni e riflessioni e per farle decantare, più che per post puramente descrittivi. Non che ultimamente ne siano mancate di emozioni, anzi!! Questo è stato un peridio intenso e a tratti così coinvolgente da far passare lo scrivere in secondo piano.

Il mio ennesimo ritorno in questo ostello, 6 giorni fa, è stato il solito "camminare con lo tsunami che ti segue" cioè l'onda potente generata da quei momenti densi e che ora quando ti fermi è pronta a travolgerti e portarti sotto, in quel profondo stato di riflessione quasi doloroso per la forza dirompente.

Con un flashback a 6 giorni fa, in quel preciso istante camminavo e vivevo questo:

"Sono appena arrivato a Kampala da Masaka grazie al passaggio che un agricoltore mi ha appena dato. Non prova a chiedermi soldi come tutti gli altri e allora per ricompensarlo gli compro della verdura. Otto enormi foglie di spinaci freschi, un broccolo e qualche pomodoro, e la mia cena è già pronta! Mi lascia nel bypass nord, una stradona che collega est e ovet di kampala, ma a circa 5 km dal mio ostello. Non ho voglia di pagare il boda, ma più che altro ho voglia di camminare, di lasciar correre la testa.
Metto un piede dopo l'altro e mi infilo negli slum per tagliare un po di strada. Butto su in loop un pezzo rap, "Suona Sempre" di Ghemon Scienz. Il rap mi aiuta a gestire le forti emozioni, le scioglie, le sblocca, mi salva la vita..ma solo quello vero, quello che tocca i tasti giusti e che condivide la "struggle" e cioè lo struggimento, positivo o negativo che sia. Parte la musica e un sole basso fa risaltare le colline attorno e rende tutto dorato. Negli slum un sacco di venditori iniziano a preparare i fuochi, gli impasti, le carni e tanto altro per la lunga sessione serale di cotture e vendita principalmente per i locali, ma anche per qualche avventuroso muzzungu che si inoltrerà in quelle zone. Un gruppetto di capre pascola davanti l'entrata di una casa, una in particolare presa da un improvviso appetito trova sfizioso un volantino elettorale di carta appeso male e un po staccato dalla parete della casa. Se lo mangia di gusto e trova forse così il vero scopo di questo. Brulichio di bambini ovunque e tanti sorrisi, impressioni di una società distesa. Io sprofondo nella musica, guardo il paesaggio e ho così tanto in testa da esplodere. Sono di nuovo solo, in un alternanza che ultimamente si è fatta sempre più serrata, fino ad ora che rappresenta un punto di svolta.

Continua la canzone.."nel mio stereo suona sempre, negli attimi in cui sono assente, nelle mani porto niente"...E quella tromba si fa strada dentro me e si fonde in un quadro unico con quel sole dorato, la gente e i miei pensieri. Dio che musica, che espressione, come farei senza??

Questo momento è il classico che ricorderò per sempre per un milione di fattori. Mi sento stra fortunato a pensarci, perché è il tipico subbuglio dell'anima che segna le vite di adolescenti e vent'enni, e io sono qui a...uhm ho perso il conto...e ne sto vivendo di continuo di momenti così.

Una famosa frase di Nietzsche recita "Bisogna avere ancora del caos dentro di se per generare una stella che danza" e quel caos è anche la polvere che si alza quando ti muovi con forza, quando scardini le tue sicurezze e affondi le mani nel tuo buio. Il viaggio, se ad occhi e cuore spalancati fa questo, cambia prospettive, inietta dubbi cocenti, che come un tarlo scavano e rompono legami, certezze. Resti spesso punto a capo, con più dubbi di prima ma più percezione, più apertura ed è li che arriva la vera intuizione, oltre tutta l'apparenza delle nostre convinzioni e il nostro modo di costruire il mondo.

Mi guardo indietro a due mesi fa e non mi riconosco più. Mi pare passato un secolo. E' come se ad un certo punto questo posto mi abbia inghiottito, e risputato in un altra dimensione. Seguo con lo sguardo i Marabou Africani che si librano nel cielo come aerei. Sono uccelli enormi, bruttini e grandi quasi quanto una persona, ma che in volo sembrano alianti che planano lentamente con armonia ed agilità. Ancora una volta ho la sensazione che "tutto ciò che vedo sia mio" da tanto ne godo in questo stato mentale. Mi torna in mente il grande Alessandro Bergonzoni quando in uno dei suoi guizzi di genio dice "noi ogni volta che sbattiamo le palpebre facciamo una foto" per esortare la gente a ridare importanza a ciò che vediamo, e farlo scendere in profondità.
Sto ritornando a Kampala come spesso nell'ultimo mese. Questa città mi ha stregato e qui mi sento sempre a casa. Mentre cammino passano, nello schermo della mia mente, immagini di mille momenti vissuti. Come un film mi rivedo in varie circostanze e in zone del paese, sempre a cavallo di qualche forte emozione e a volte rivelazione."

E rieccoci qui, su un tavolo dell'area comune dell'ostello, ad un metro da un favoloso giardino con un enorme prato. Guardo spesso gli alberi e gli uccelli di tutti i colori mentre rifletto e riprendo il filo delle emozioni e i pensieri.
Percorro con la mente le ultime due settimane piene zeppe di spostamenti, esperienze ed emozioni. Solo pochi giorni fa ero ancora in una montuosa con degli amici volontari per un escursione che ti porta ad incontrare i Gorilla di montagna, e prima di questa ho fatto un safari nel parco Queen Elizabeth.
Ma racconterò di questi eventi in un post separato..

Negli ultimi giorni come dicevo sto vivendo una stupenda routine che mi sta facendo sentire sempre più parte di questo posto. Ho stretto una bella amicizia con un ragazzo che lavora all'entrata dell'ostello come sicurezza. Ogni sera vado da lui mentre lavora e ci facciamo delle lunghe chiacchierate fino a tardi. Mi da ottime lezioni pratiche di Luganda, la lingua più diffusa in Uganda, che comunque ne conta circa 40 differenti. Ma la cosa più bella è che mi ha invitato nella palestra dove va sempre lui ad allenarsi. E' a mezzora dall'ostello ed è formata da due stanze; una abbastanza grande ed una più piccola dove Ahmed, il coach, ha allestito vari bilancieri e qualche macchina. I bilancieri sono stupendi, con i pesi alle estremità ricavati da pezzi di macchine come freni a disco, frizioni, trasmissioni ecc. Sono a quanto pare il primo bianco che ci mette piede. Sono tutti super ospitali e ogni giorno è pieno di ragazzi, per lo più studenti che si allenano. E' un onore conoscere e frequentare questo posto così semplice e vero, qualcosa che sfugge anche ai viaggiatori come me, ma che non hanno un contatto che glielo faccia conoscere. Le mie giornate quindi scorrono così, con l'allenamento in palestra la mattina e le chiacchiere la sera dalle dieci fino a tardi. Ogni giorno poi applico le lezioni di Luganda con gran stupore e piacere della gente che si scioglie letteralmente, senza contare i furbetti che pensano che io sia un semplice turista e che si zittiscono.

Ma anche questo momento sta finire. Si perché giusto ieri ho prenotato il volo di rientro per l'Italia. Devo ammetterlo, sono stato molto combattuto. La tentazione di restare era grande, perché come piace sempre a me, ora mi sento sempre più stanziale, sempre meno turista e sempre più inserito in questo contesto. Adoro la sensazione di sentirsi a casa in un posto fino a pochi mesi fa considerato estraneo. E' letteralmente una droga ormai e ogni volta con queste sensazioni lascio nel posto in cui vado una parte di me, e un impronta di quel posto resta dentro me. E' uno scambio che fonde e confonde, sbiadisce i confini mentali e le appartenenze, e da grande respiro e ossigeno per la mia anima.

Qui sto proprio bene per molti motivi. La gente, il clima, per emozioni e ricordi. Sto imparando molto in questi giorni e mi sento sempre più cittadino qui a Kampala, e mi piacerebbe prolungare questo momento più che posso. Tuttavia una conclusione, magari temporanea, ci vuole. E' di certo benefica e utile a sistemare le idee, fissare le cose apprese e gli stimoli ricevuti. Ed è inoltre il momento giusto per uno stacco e fare il punto sulla mappa, annusare i venti, e programmare per la prossima sfida.

Ora vado, il mio insegnante di Kiswahili mi aspetta per un paio di ore di lezione!!

In attesa del nuovo giorno, un portale si apre..

3.15 a.m. Kampala, dormitorio dell'ostello.

La testa frulla, e il sonno ha altro da fare. Ascolto musica, butto su Dave Matthews e una galassia esplode dentro me portandomi lontano.. Davvero lontano.
Norvegia: corro.. Parte un pezzo di Dave.. Fluido denso e flutti che si incontrano e scontrano. Si risveglia qualcosa, un magma intenso, bollente. Vedo milioni di Ale passati e presenti correre giù dalla montagna come un fiume, mi corrono incontro e mi travolgono come un branco impazzito. Emozioni che credevo lontane si riaffacciano, rificco il naso in potenti mondi interiori che chiedono di essere liberati e detonati. E' quel caos interiore, quella struggle, quella forza dirompente che c'è, è sempre lì, ma che da troppo non viene liberata nella sua potenza. Anacronistica e incongruente in questo istante, pare tutto fuori luogo.. ma è forse anche presagio di una tempesta che sta per arrivare. La canzone finisce, mi soffio il naso e ascolto il rumore della pioggia che rimbomba sul soffitto di lamiera. Sono di nuovo in Uganda, ad anni luce dalla Norvegia e dai milioni di Ale disseminati nel tempo; ma il tempo poi, non ha importanza, tutto è fuso, tutto è uno. Anche mente e cuore tornano uno, e con loro anche il sonno. Ritrovo la sintonia, chiudo gli occhi e scivolo nel benefico torpore, in trepidante attesa del nuovo giorno.

martedì 24 novembre 2015

Pandora's box..

I finally finished the translation and correction of my old post "Il vaso di Pandora" with some help from Engish speaker friends.. So enjoy the read!!

I suggest to listen to these two songs while reading, cause they have been inspiring me in that moments..

"What's on your mind?" keeps asking facebook.. i often look at this phrase that stands out and wait with great patience for my answer. It makes me smile, because sometimes i don't really know where to start. Fleeting emotions and reflections, litghtning that links and light up inner worlds seemingly far and unconnected. In an instant, past, present and future merge together and time reveals its self for what it really is... an illusion. The membrane seperating these worlds breaks up, and now i feel like a walking chronological puzzle. In this period i feel like a funambilist who walks on the razor edge..don't cut yourself, don't fall and yet enjoy the amazing landscape all around..succeeding is an art. Life sometimes puts your head inside a particle accelerator, and everything becomes so intense, so deep and fast that it hurts, but at the same time makes you feel so vibrant and alive. A basic rule to resist the strongest wind is to simply let yourself move with it. Going with the flow and letting it guide you without stiffness. Simple uh? Not at all!! Because in all this one's mind plays tricks, and some things are really hard to swallow. New and old wounds, reflections of strengths and vitality in a soul that sometimes forgets that it can fly.
However i flow...i move with the wind. My presence here is already history, like an already written chapter. Like Bastian i'm reading and writing at the same time. Sometimes i'm Atreiu, others i seem to be Bastian who reads in the attic in the warmth of his blanket and enjoying the story. It's a fine line, who reads and who writes? This is the magic of traveling..is like going back to the source, peeking into the reality's engine room, seeing how consciousness "unfolds", metabolizes and creates. Daily routine makes us think life is static, a word that doesn't exist in Nature and God's dictionary. But in this way we miss that magic, and step away from the source. So let's peek in that engine room, write the book we are reading and dive in our role.
I'm been here three weeks now and it feels like home. It's always a great emotion to say that, and is never banal been able to feel like home in such a far away and different place that, only one month ago, was for me just a name and a random spot on a map. I'm in Africa and i feel grounded, at ease, and "in my little" par of this world. Sure part of the secret is to train your sight, to see not only differences, but also equalities, and there really are a lot. Differences are just details, surely important and worthy of respect, but they are not the focal point. The centroid of everything in the end is not really "how", but "why". The "why" is the engine, the thrust of life which doens't have smell and taste at the origin, but it manifests itself in thousand colours, fragrances, races and people, following like a stream paths marked by history, events, suffering, instinct and intuition. Is without this filter that we can have, even for a few moments, the luck of seeing the "code", seeing things for what they really are..and so that we are all the same, unique and diverse reflections of the same light at the source. Indeed we are always dealing with those differences, but for the truth is also what we need.. diversity scares us, but it generates energy, question us and allow us to enter in the unknow which is fraught with possibilities. Like a quantum potential ready to react and manifest. Since the beginning of time nature has utilized cross breading to make species stronger, because this creates new variables, new possibilites and rules. Exposing yourself to different cultures, colours, fragrances and situations makes us stronger because we add new ingredients to our personal formula, new colours to our palette.
I walk around the city, at the market. Cross smiles and glances. I greet with a wave of the hand the varoius "muzzungu" that children scream to me and they explode in huge smiles and excitement that fufill my soul. Connecting with this people is wonderful. At the market i laugh and joke with a woman who sells me tomatoes and carrots. A second and then a third lady come and it seems to me i have always known them. I can feel that between us, perfect strangers, something connect us despite the big differences..like a wire that links to the neutral source, driving force of everything. 
I take a breath, i look around while listening an evocative song. In this emotion i return to this moment, and all the past and present me re-merges in the "here and the now", giving back shape to this white fragmented biped who's trying to understand who he is and where he's going.

sabato 7 novembre 2015

Gioia Infinita


"L'onda lunga dell'asfalto scaccia le parole.." così inizia una stupenda canzone dei Negrita che quasi come un mantra ascolto mentre guardo il paesaggio. Tutt'attorno nuvole bianchissime attaccate come adesivi su un cielo blu intenso. Sono lungo la statale che collega Kampala a Fort Portal.. e cammino.


Cammino lungo quest'onda lunga e trovo anche la mia di onda, quella interiore che aspetto sempre e che cerco in ogni cosa che faccio. La trovo, è potente, spumeggiante, una delle più forti di sempre. "Scosse forti all'anima che nessuno scorderà più" continua "Gioia infinita" dei Negrita. Tutto è perfetto, assolutamente perfetto, anche il dolore, i ricordi duri da mandare giù, l'amaro in bocca, tutto si mescola come i colori dell'arcobaleno e le emozioni perdono quel valore egoista e frammentato e vanno a formare un unica fonte, un unica luce bianca. E' entusiasmo, è pienezza. Entusiasmo significa "essere pieni di dio" ed è un motore importante, un canale da aprire e dal quale ricevere nutrimento. Sto facendo autostop per raggiungere Fort Portal. Ho già ricevuto due passaggi, il secondo davvero bello e divertente. Un van con 6 7 persone con le quali inizio a praticare un po di Luganda, la lingua più diffusa in Uganda e che fino ad ora non avevo mai davvero studiato. Ci divertiamo un sacco e loro sono super disponibili e curiosi di insegnarmi qualcosa. Arrivati alla loro destinazione mi fanno scendere, sono calorosi e mi danno consigli e raccomandazioni. Rimetto su gli auricolari e riparte il mantra. "L'onda lunga dell'asfalto scaccia le parole.." e inizio a camminare. Sono lontanissimo dalla meta, mancano almeno 250km ed è circa l'una e mezza. Ma non mi importa nulla. Mi rendo subito conto della differenza di prospettiva che sto avendo oggi. Di solito un viaggio di 300 e passa km si affronta partendo presto, prendendo un bus o un mezzo simile e spegnendo la mente mentre si guarda il paesaggio. Anche un viaggio di 5 ore può essere stancante, con le gambe e la schiena che si bloccano per le tante ore fermi. Soprattutto in questi paesi i bus e i mezzi sono tutt'altro che comodi e spesso si passano 5 ore pigiati gli uni contro gli altri. Oggi no, oggi voglio camminare, godermi il paesaggio che in un viaggio normale viene inghiottito dal finestrino e passa troppo rapidamente. Oggi voglio immergermi in quel paesaggio che di solito scorre come un film, oggi voglio essere protagonista. E allora sceso da questo secondo passaggio inizio a camminare. Parte il mantra e tutto diventa perfetto. Passo a fianco innumerevoli casupole, bambini e abitanti impegnati nei più disparati lavoretti e attività. Tutti immancabilmente si fermano e iniziano a guardarmi, salutarmi, spesso chiedermi dove vado. Alla risposta "Vado a Fort Portal" partono stupori, risate e forse dubbi sul mio stato di salute mentale. D'altronde guardatemi da fuori..immaginate un muzzungu (uomo bianco) che carico del suo zainone e zainetto frontale avanza sculettando a ritmo di musica, canticchiando e con un espressione ebete in faccia e che saluta a destra e a manca a mo di papa. Sicuramente qualcosa che ti fa sospendere per un momento qualsiasi attività. Ma io sono in estasi, mi godo il paesaggio e la libertà di non avere orari, appuntamenti e di non aver paura di essere qui in mezzo al nulla senza pregare per il prossimo passaggio. Vada come vada, oggi nulla, neppure la pioggia può cambiare il mio buon mood, oggi sono roccia, acqua, cielo, vento..anima. Nulla neppure i ricordi più amari mi possono contaminare, perché ho il rubinetto spalancato, la fonte sgorga e neutralizza tutto, equilibria, nutre e mi protegge. Ed ecco che un viaggio che di solito è una parentesi che si aspetta passi con pazienza, diventa un opportunità, una giornata piena e attiva da portare a casa e mettere tra i ricordi più belli. Magico anche godere soli di questa sintonia, sapere di bastare a se stessi per poter vivere questi momenti. Se stessi con la complicità della natura e della musica.
Cammino, ballo, canto, saluto tutti e tutti mi salutano con entusiasmo. Mi passa a fianco un boda (moto taxi) mi chiede dove vado e gli dico Fort Portal, spalanca gli occhi e chiede "camminando???" Io rispondo "certo" e mi metto a ridere, ride anche lui e ci troviamo a ridere assieme darsi il pugno e poi salutarci. Il vento mi accarezza e nonostante il peso dello zaino mi sembra di sollevarmi e poter volare. Negli ultimi tempi mi sto muovendo per il paese come una trottola..per trovare amici, visitare persone conosciute in altri contesti.. mi pare quasi un sogno. Giro libero leggero e ora vado verso ovest, dove mi trovo con due cari amici volontari che non vedo da un paio di settimane. Abbiamo condiviso molto per un mese, e ora dopo due settimane ci rincontriamo per fare delle camminate in montagna assieme. Questo paese mi pare un salotto. O forse meglio ancora, è la mia mente che mi pare un salotto, e mi fa sembrare tutto facile, tutto possibile.
Ricevo un terzo passaggio da due ragazzi, lui Cinese che lavora in quella zona da un anno, lei Ugandese di Kampala. Due personaggi, lui mi offre una bevanda cinese in bottiglia, si chiacchiera e si scherza. Mi fanno fare circa 50 km, dopodiché ci salutiamo e lui mi chiede preoccupato se ho soldi per il bus. Gli dico si che ne ho, ma che voglio provare di nuovo a fare auto stop. Ok, mi salutano e fanno per partire..quando all'improvviso esce lei di corsa con in mano la bottiglia di intruglio cinese e dei soldi. Io faccio per rifiutare e lei dice che è lui che vuole darmeli. Vado al finestrino e gli dico che non li voglio, lui insiste e al volo ci scambiamo i contatti. Ci salutiamo e prometto che ci rivedremo e offrirò da bere. Poi mi incammino e guardo i soldi...sono 40000 scellini!! più di 10 euro!! Se pensiamo che il bus da Kampala a Fort Portal costerebbe 30000 in pratica oggi ho addirittura guadagnato! Assurdo, però penso che è così che va, quando non ci si aspetta nulla da nessuno e si prende ciò che arriva lasciandosi fluire. E di cose ne arrivano.


E' da quando son partito che ne arrivano, ogni qual volta mi lascio andare si apre un portale magico e arriva qualche dono. Certo non è sempre facile e spesso mi irrigidisco, mi contraggo e divento rigido, freddo e facile a rompermi. Ma la vita insegna e l'unica direzione possibile è quella del fluire, tutte le altre portano dolore, sofferenza. E allora per quanto difficile, almeno la direzione è chiara, e seppur una meta lontana, avere una "meta" vuol dire essere già a "meta" strada..

Dopo l'ultimo passaggio, camminando incrocio degli agenti della polizia stradale. Mi fanno le stesse domande di tutti, si chiacchiera e parte qualche risata, dopo di che li saluto e mi incammino. Appena fuori dalla loro vista ricomincio con il dito sperando in qualche altro strappo. Arriva una macchina bianca e si ferma..bingo penso!! Apre il finestrino e... sono i poliziotti che ridendo mi chiedono se mi sono già stancato, e mi fanno cenno di montare perché mi portano alla prossima cittadina dalla quale partono i bus. In macchina si ride, si scherza e si finisce per scambiarci i numeri perché vogliono restare in contatto con me e perché se ho bisogno di qualsiasi cosa posso chiamarli e contare su di loro. Assurdo!!
Alla cittadina mi rendo conto che il tempo sta cambiando e penso che già nell'ultima mezzora non passava quasi più nessuno nella statale..e allora contento e soddisfatto per l'esperienza decido di prendere il bus per la seconda metà del percorso.

Una volta a destinazione conto le ore di viaggio..ben 9!! Partito a mezzogiorno e arrivato alle 21!! Ma come immaginavo, non mi sento per nulla stanco, anzi al contrario carico come una molla..e già so che questa sarà sempre la mia modalità di viaggio in futuro.
Si chiude così questa giornata perfetta, un vero regalo e un occasione per bere ancora una volta dalla fonte, e fissare nella memoria quei momenti e quella modalità per cercare di restare sintonizzati in quell'onda.

sabato 31 ottobre 2015

Come un fiume sotterraneo...

Quante dimensioni esistono nella realtà? Quanti livelli di lettura ci sono?

La realtà è come un libro il quale messaggio ha vari livelli di profondità. Può essere letto come una storia, come un romanzo, con tutti i suoi personaggi e avvenimenti. Può però dare anche degli insegnamenti profondi nascosti tra le pieghe di una semplice storia. E infine, raggiunta la massima profondità può condurre a quel nucleo attorno al quale gira tutto e che non è visibile agli occhi fisici, ai sensi fisici. In questo livello diventi tu l'autore di quel libro, e il libro diventa magico e parla di te. Diventi scrittore e lettore allo stesso tempo. Un concetto questo che sento e vivo ogni giorno, soprattutto qui in viaggio e per questo torno a toccarlo anche in questo post. Soprattutto direi in questo "post" in cui sono ora, di fronte al lago più importante dell'Africa, il lago Victoria.


Sono approdato qua come prima tappa di questa nuova fase, cioè il mio viaggiare solo e indipendente per un po. Sta letteralmente diluviando nel momento in cui scrivo e poco fa guardando la pioggia cadere e increspare la superficie del lago, che poco prima era piatta come un biliardo, penso alla realtà e ai livelli che contiene e che ci sfuggono continuamente. Noi tendiamo a passare sopra i momenti, agli istanti, con un carro armato, esagitati e famelici di nuovi momenti che di nuovo calpesteremo nella nostra corsa sfrenata. E' come quando si mangia una portata e spesso si pensa alla seguente senza ricordarsi di gustare quella che abbiamo sotto il naso. Siamo proiettati sempre nel prossimo istante, perdendo la magia e il messaggio che contiene quello presente, che appunto è un "presente"  cioè un dono. È Il famoso qui ed ora. Bene è proprio in un posto dove c'è ben poco da fare, molta natura e tempo da spendere che ci si rende conto di quanto siamo incapaci di fermare tutto, di fermare il mondo, il nostro mondo interiore che determina poi quello esteriore. Ogni istante la nostra mente ci racconta una storia partendo dagli stimoli che le arrivano dal mondo esterno. Suoni, odori, immagini e situazioni..ha davvero tutto il meglio per raccontarci la nostra storia, per dirci come dobbiamo reagire a questi stimoli. Ed ecco pronta sfornata la realtà, la nostra personale realtà che è fatta di considerazioni e sensazioni che solo noi viviamo. Ma la mente ha bisogno di continui stimoli, per continuare a raccontare la sua storia, la sua illusione, per continuare a mantenerci distratti e lontani da quel livello profondo che scorre come un fiume sotto il velo della realtà più superficiale. La mente si stanca degli stessi stimoli e allora per vendicarsi inizia a proiettare immagini dal suo immenso repertorio accumulato durante un intera vita. Ed ecco che arrivano emozioni contrastanti di insoddisfazione, di nervosismo e desiderio di stimoli, di adrenalina per potersi sentire vivi, attivi. Ecco che quello che fino a poco fa era un posto magico e perfetto per ritrovarsi può diventare un posto scomodo, una piccola prigione dalla quale si inizia già a pensare di scappare. Ma è qui che arriva il bello, è superando questa fase iniziale che inizia la magia. Viaggiare in fondo è anche questo, non solo fisicamente, attraversando terre e dormendo ogni notte sotto una nuova luna. Viaggiare è anche viaggiare dentro noi stessi, scivolare nelle nostre profondità e portare luce li in fondo, aiutati dal ritmo del viaggio, dalle riflessioni che ti induce a fare e dalle proiezioni di noi stessi che tornano a noi riflesse dagli altri. Ieri prima di pranzo c'era un sole stupendo, all'orizzonte delle bianchissime enormi e soffici nuvole illuminate dal sole.


Le nuvole, ahhh che splendore!! Ho passato tutta la vita ad ammirarle, soprattutto quelle enormi e pannose illuminate dalla luce del sole specialmente al tramonto. Ho sognato spesso di poterci volare attorno e attraverso, e una volta stanco sedermi su una di queste a guardare un tramonto infuocato e il sole scendere e venir inghiottito dall'orizzonte. Le nuvole... stupendo esempio di qualcosa in eterno mutamento, mai statiche e fisse. Quanti di noi abbiamo passato a volte momenti interminabili distesi su un prato con gli amici a vedere le forme più curiose e strane che via via prendevano, e a notare come da una figura si trasformavano in tutt'altro...magia!! Ieri guardavo questo paesaggio e riflettevo sul viaggio che sto facendo, sul mio presente in questo posto. Da pochi giorni ho lasciato Mbale, cittadina che è stata la mia casa per oltre un mese, e dopo tre stupendi giorni con un amica a Kampala eccomi approdato in questo angolo di paradiso. E qui, ispirato dal paesaggio godo del mio presente e cerco di smontare il futuro. Quel futuro che la mente appunto proietta di continuo, facendoti sentire sulle spine, in ritardo con progetti, idee e tutto il resto. Penso a come è iniziato questo viaggio, più come modo per salvarmi, reagire e tornare in piedi dopo una grande batosta. E oro vedo me, qui in Africa di fronte al lago Victoria, a studiare Swahili, a godere di un presente pregno di emozioni e non sentirmi troppo preoccupato per la prossima tappa.
Come molti sanno non ho un biglietto di ritorno per ora..e per il momento non ho neppure voluto guardare i voli e pensare ad una data anche se pensavo di tornare per Natale. Ci penso mentre guardo il paesaggio e di colpo, come per magia la mente si fa da parte, seguo con lo sguardo uccelli che si rincorrono sopra al lago, vedo un aquila sopra un ramo a 2 metri da me..divento un semplice osservatore e penso cosa possa voler di più un essere umano. E allora mi chiedo..ma chi me lo fa fare a tornare? Forse dovrei star qui finché sento di aver preso abbastanza, forse c'è qualcosa per me qui, ed è forse per quello che sono venuto. La vita è ironica e il viaggio ne è la rappresentazione massima. Mi sto lasciando attraversare da tutto, plasmare e trasportare dalla corrente, questo è quello che sento ed è una sensazione pazzesca, da brivido, come mai ho provato finora, perché in viaggio da solo ho a volte un po "stretto i denti" pensando al ritorno. Ora no, sono in volo, già immischiato in persone, posti, situazioni, e già non sono più lo stesso e anche con un biglietto in mano so già che non torno veramente. Questo è il mood in cui voglio stare per ora, e vivere questa mia presenza qui come non ci fosse un domani, renderla infinita e "vita", come stessi qui per sempre.


Per concludere vi lascio con un passaggio dal libro "La storia infinita" capolavoro che contiene appunto diversi livelli di profondità messi assieme ad arte, e che in questo passaggio rappresenta perfettamente quello che sto vivendo in questo momento.

Premessa: Bastiano è nel deserto multicolore di Goab, nato dal bosco Perelun che lui stesso ha "creato" e parla con Graogramàn il possente leone padrone del deserto.

<<Posso farti una domanda, Graogramàn?>> disse dopo un lungo silenzio. <<Il tuo servo ti ascolta>>, fu la risposta del leone. <<Sei davvero qui da sempre?>>  <<Da sempre>>, confermò Graogramàn. <<E il deserto di Goab, anche quello è sempre esistito?>>  <<Si, anche il deserto. Perché me lo domani?>> Bastiano rifletté un po. <<Non capisco>> ammise infine. <<Avrei giurato che esiste soltanto da ieri mattina.>>  <<Che cosa intendi dire, mio signore?>> E allora Bastiano gli raccontò tutto quello che gli era capitato da quando aveva incontrato Fiordiluna. <<E' tutto così strano>>, concluse, <<mi salta in mente un qualsiasi desiderio e subito succede qualcosa che lo esaudisce. Ma non è che io desideri esattamente le cose che succedono, capisci? Non lo potrei neppure. Mai sarei stato capace di inventarmi tutte le piante notturne di Perelun. O i colori di Goab... oppure te! Tutto è molto più grandioso e insieme più reale di come lo potrei mai immaginare. E nondimeno, tutto si traduce in realtà dopo che l'ho in qualche modo desiderato.>> <<Questo succede perché porti AURYN, lo splendore>>, rispose il leone. <<Ma c'è un'altra cosa che non riesco a capire>>, cercò ancora di spiegare Bastiano. <<Tutto comincia a esistere solo dopo che l'ho desiderato? Oppure c'era già e io l'ho soltanto evocato?>>  <<Entrambe le cose>>, disse Graogramàn. <<Ma come può accadere?>> esclamò Bastiano con una certa impazienza. <<Tu sei già qui nel Deserto Colorato di Goab da chissà quanto tempo. La camera nel tuo palazzo era lì ad aspettarmi da sempre. La spada Sikanda mi era destinata da tempo immemorabile. Tutte queste cose le hai dette tu stesso!>> <<Ma è così, mio signore!>> <<Ma io, io in Fantàsia ci sono soltanto dalla notte scorsa! Allora non è vero che tutto esiste soltanto da quando io sono qui!>> <<Signore>>, rispose il leone con molta calma, <<ma tu non sai che Fantàsia è il regno delle Storie? Una Storia può essere nuova eppure raccontare di tempi immemorabili. Il passato nasce con lei.>> <<In tal caso anche Perelun dovrebbe esserci già stato da sempre>>, ribattè Bastiano perplesso. <<Dal momento che tu gli hai dato un nome, mio signore>>, replicò Graogramàn, <<è esistito da sempre.>> <<Vuoi dire che sono stato io a crearlo?>> Il leone restò un momento in silenzio e infine rispose: <<Questo te lo può dire soltanto l'Infanta Imperatrice. E' da lei che tu hai ricevuto ogni cosa>>.

lunedì 26 ottobre 2015

Leviamo l'ancora..

Non scrivo da un po' e dovrò aggiornare, lo farò a breve. Ora però un piccolo aggiornamento in tempo reale..

"..appena gustato un ottima "Engera", piatto tipico Etiope. È uscito il sole dopo una mattina di pioggia torrenziale e tra poco prenderò il ferry per le Ssese Islands, stupende isole sul lago Victoria. Inizia ora il vero viaggio, la benefica solitudine e ritmo interiore che cercavo, del quale ho tanto bisogno. Scopro così la dimensione tra solitudine e compagnia, tra apertura e chiusura, riflessione. Porto con me in questa solitudine gli amici conosciuti e anche qualcosa in più, solo ma a bagno nella moltitudine che vive dentro me. Tutto sempre intriso di un "certo qualcuno", forse dedicato o forse stramaledetto, non ha importanza.. nodi che vanno sciolti. Ora zaino in spalla e si parte, il resto è già storia"

venerdì 9 ottobre 2015

Vaso di pandora..

Consiglio l'ascolto di un paio di canzoni nella lettura di questo testo, perché hanno fatto da sottofondo in questi giorni e nella stesura del pezzo..

"A cosa stai pensando?" Mi chiede facebook.. guardo spesso questa scritta che campeggia e se ne sta li con gran pazienza ad aspettare una risposta. Mi scappa un sorriso, perché a volte davvero non saprei da dove partire. Le emozioni, le riflessioni sono a volte fugaci, un fulmine che collega e illumina mondi interiori lontani e apparentemente scollegati. In un istante passato presente e futuro si mescolano e il tempo si rivela per quello che è..un illusione. La membrana che separa questi mondi si rompe e ora mi sento un rebus cronologico che cammina. In questo periodo mi pare di essere un funambolo, che cammina sul filo di un rasoio..non tagliarsi, non cadere e godersi intanto il panorama stupendo tutto attorno...riuscirci è arte. La vita a volte ti mette la testa dentro un acceleratore di particelle, e tutto diventa così intenso, così profondo e veloce che fa male, ma fa anche sentire estremamente vivi. Una regola fondamentale per non rompersi sotto la forza del vento è oscillare con esso. Seguirne il flusso e lasciarsi portare senza ridigità. Facile eh? Proprio per niente!! Perché in tutto questo c'è anche la mente che fa brutti scherzi, e poi cose che davvero, son dure da mandar giù. Ferite nuove e vecchie; riflessi di forza e vitalità in un anima che a volte scorda di saper volare.
Tuttavia seguo quel flusso, oscillo col vento. Il mio essere qua è già storia, è già un capitolo scritto, che come Bastian sto leggendo e scrivendo allo stesso tempo. A volte sono Atreiu, altre mi pare di essere Bastian nella sua soffitta al calduccio della copertina che si gode la storia. Ma il confine è labile, chi scrive e chi legge? La magia del Viaggio è questa..è come andare alla sorgente, sbirciare nella sala macchine della realtà, vedere come si "srotola" la coscienza e come crea e metabolizza. La routine della vita quotidiana ci da l'impressione di staticità, una parola che nel vocabolario della natura, di Dio non esiste. Esiste però la capacità di adattamento, nel quale l'essere umano eccelle e della quale ci si scorda troppo spesso. Sbirciare in quella sala macchine, scrivere il copione che stiamo leggendo e tuffarsi nella parte. Sono qui da tre settimane, e mi sento a casa. E' sempre una grande emozione poterlo dire. E non è per nulla banale, poter dire di essere a casa in un posto così diverso e lontano, che solo fino ad un mese fa era per me solo un nome e un punto nella mappa. Sono in Africa, e mi sento a casa, a mio agio e, nel mio piccolo, parte di questo mondo. Di certo il segreto sta nell'allenare l'occhio, a vedere non tanto le differenze, ma le uguaglianze, e ce ne sono davvero tante. Le differenze sono dettagli, certo importanti e degni di rispetto, ma non sono il punto focale. Il baricentro di tutto alla fine non è tanto il "come", ma il "perché". Il perché è il motore, la spinta di vita che non ha odore e sapore all'origine, ma si manifesta nei mille colori, profumi, riflessi della razze e dei popoli, seguendo come un fiume percorsi segnati da storia, eventi, dolore, istinto e intuito. E' senza questo filtro che si può avere per pochi istanti la fortuna di vedere il "codice", vedere le cose per quelle che sono..cioè che siamo tutti uguali, solo riflessi unici e diversi della stessa luce all'origine. Certo abbiamo a che fare di continuo con quelle differenze, quelle peculiarità, e in realtà è anche ciò che cerchiamo.. la diversità può far paura, ma genera energia, mette in discussione e fa entrare in quell'ignoto che è così gravido di possibilità. Come un potenziale quantico pronto a reagire e manifestare. Da sempre la natura usa l'incrocio per rafforzare la specie, perché così crea nuove variabili, nuove possibilità e anche regole. Esporsi a diverse culture, colori, odori e situazioni rafforza perché aggiungiamo ingredienti nuovi alla nostra formula personale, nuovi colori alla tavolozza.
Giro per la città, per il mercato. Incrocio sguardi e sorrisi. Saluto con un cenno gli svariati "muzzungu" che mi urlano i bambini e loro esplodono in enormi sorrisi e frenesia che mi riempiono l'anima. Connettersi con questo popolo è meraviglioso. Al mercato rido e scherzo con una signora che mi vende pomodori e carote. Si aggiunge una seconda e poi una terza e pare di conoscerle da sempre. Sento che tra noi, perfetti sconosciuti, c'è un filo che lega nonostante le enormi differenze..quel filo che porta alla fonte neutra, forza motrice di tutto. Faccio un sospiro, mi guardo attorno ascoltando una canzone evocativa. In questa emozione, ritorno al presente e tutti gli Ale passati e presenti si rifondono nel qui ed ora a ridare forma a questo bipede bianco frammentato che cerca di capire chi è e dove sta andando.